DI GIORGIO MAURI

giorgio mauri

Sicuramente con Trump si alzeranno i tassi di interesse (e i segnali sono stati immediati), ma, strano a dirsi per un partito di destra, saranno fatti investimenti pubblici molto consistenti, in ottica keynesiana, anche per aiutare il lavoro che è collassato un pò in tutta America. Il partito di Wall Street, i democratici, sono stati castigati senza mezze misure, e il debito procurato da Obama (secondo solo a quello prodotto nel corso del secondo conflitto mondiale) non ha aiutato l’operaio e l’agricoltore americano. D’altronde anche in Europa il QE di Draghi ha aiutato le banche e gli stati, non la gente, e oggi registriamo 117 milioni di poveri, con tendenza alla crescita. Comunque concordo con il lapalissiano Giannino che oggi pomeriggio ha detto, a radio 24, che per dire cosa farà Trump bisognerà attendere ,,, che lo faccia. Una fatto sorprendente che segnalo è la caduta in borsa di due colossi delle armi. La Smith & Wesson ha perso il 6% mentre la Sturm Ruger ha chiuso con un crollo del 12%. Siccome Trump ha detto esplicitamente, in campagna elettorale, che un americano ha il diritto di difendersi, e quindi ha garantito che non ci saranno limitazioni di nessun genere al commercio e all’uso delle armi, la perdita registrata pare inspiegabile. Invece essa è dovuta proprio alla vittoria di Trump, perché, se avesse vinto la Clinton, si sarebbe registrata una corsa agli acquisti visto il pericolo che il governo avrebbe probabilmente adottato misure punitive nei confronti del settore.  Il futuro sarà comunque molto roseo dato che la National Rifle Association ha sponsorizzato con decisione Trump dopo le sue presi di posizione, infatti ebbe a dichiarare che “quando diventerò Presidente degli Stati Uniti ci sbarazzeremo delle gun free zone”. Comunque non accadrà nulla di apocalittico, tranne registrare una noia mortale verso i media asserviti ai democratici in maniera talmente smisurata da fare immediatamente appello a tutte le paure possibili e immaginabili ogni qualvolta l’opinione pubblica sia chiamata a pronunciarsi a loro favore o meno. Anche le nostre TV non sono da meno, e ieri sera Mieli, ospite come sempre delle Gruber, parlava di Trump come di una calamità dagli effetti indicibili.  Per chiudere menziono questa chicca di “al Quds al Arabi”, quotidiano panarabo di proprietà del Qatar, che intitola, a proposito di Trump, “E ora cosa succederà con il Gheddafi bianco?”. Una voce araba fuori dal coro è quella dell’ex direttore di al Sharq al Awsat, Abdul Rahman al Rashid: “Non abbiate paura di Trump, ci saranno sicuramente dei cambiamenti, ma non sarà un capovolgimento nella politica estera” degli Usa anche perché “il presidente eletto ha un curriculum vitae niente affatto razzista né anti-islamico persino nelle sue dichiarazioni dopo l’ondata di islamofobia montata dopo gli attentati dell’11 settembre, e pure Trump è un Newyorkese”.