DI CHIARA FARIGU
CHIARA FARIGU
Sarà in libreria dal 15 novembre ‘Canzoni per i figli’, il nuovo album di Roberto Vecchioni contenuto in un cofanetto, in abbinamento al nuovo libro ‘La vita che si ama. Storie di felicità’, edito da Einaudi. Il cantautore è tornato in studio di registrazione tre anni dopo il disco d’oro ‘Io non appartengo più’ per incidere le nove canzoni dedicate ai figli e il brano inedito ‘Che c’eri sempre’, poesia musicata scritta per la mamma. “La vita che si ama” può essere considerato, visto la tematica trattata, il libro più intimo scritto dal cantautore, nel quale si domanda cosa sia la felicità. La felicità, si legge nella lettera che apre il libro, non è una questione di istanti ma una presenza costante, che corre parallela a noi. Il problema è saperla intravedere, imparando a non farci abbagliare. Nella veste di padre è Roberto Vecchioni, scrive per i suoi figli Francesca, Carolina, Arrigo e Edoardo, i racconti che compongono il volume.
Ed è qui che l’autore si racconta, venendo incontro alla richiesta di uno dei figli che un giorno gli chiese chi fosse veramente l’uomo, il marito, il padre Vecchioni. Del quale, l’immagine è spesso falsata poiché contaminata da quella pubblica con la quale i familiari debbono convivere e condividere. Dinamico, grintoso, spiritoso e accattivante sul palco, perso a guardar fuori dalla finestra, in casa. Con le emozioni trattenute all’interno della propria abitazione, ma meravigliosamente esternate nei suoi testi. Un desiderio di raccontarsi, quindi, soprattutto e per amore dei suoi familiari.
Ed ecco descritti magistralmente tanti momenti vissuti con loro, i quattro figli, ma anche episodi comici e drammatici della carriera di insegnante di latino e greco e degli amori, perduti e ritrovati, fino ad un ritratto vivo, tenero e passionale di suo padre Aldo. Insomma un Vecchioni a tutto campo che attinge alla propria biografia per costruire un vero e proprio manuale su come imbrigliare la felicità che, una volta scivolata via, rimane un ricordo. E perfettamente in linea con l’insegnamento di sua madre, donna energica oltre che napoletana verace, che era solita ripetergli: “Robertino bisogna vivere la vita che si ama”. Insegnamento di cui ha fatto tesoro, sempre, e col quale si racconta con grande sincerità. Confessando molti momenti intimi che la vita gli ha regalato, di grande gioia ma anche di grandi sofferenze. Come in “Luci a san Siro”. Che è una delle canzoni più celebri di Vecchioni scritta la notte prima di partire per il militare quando la sua ragazza, di cui era follemente innamorato, gli disse che non lo amava più. “Fu un dolore profondo perché tutto andava bene: ci amavamo, c’era un’intesa perfetta, c’era passione, sesso, sentimento e di colpo tutto svaniva. Allora ho pensato che le cose che amo le voglio tenere per sempre e così in quella canzone quella ragazza sarà sempre uguale a quell’istante. E per vincere il tempo ci ho messo dentro tutto quello che sentivo e provavo in quel momento. “Luci a San Siro” è la dimostrazione che la felicità a volte si maschera da dolore”. Questo, uno dei tanti esempi per spiegare appunto la felicità che, anche se svanita, può restare tale se custodita nel più dolce degli scrigni, in un ricordo.
Un libro e un CD, in un cofanetto unico. Perché nascono dallo stesso slancio. Nel CD nove canzoni che Vecchioni ha scritto negli anni: otto per i figli, piú una, brano inedito, dedicata alla madre, in cui il ruolo di figlio spetta a lui. Nei nuovi arrangiamenti, pochi gli strumenti musicali utilizzati per lasciar “suonare” la voce: pura, calda, penetrante come non mai. “Canzoni per i figli” è un album inciso in uno stato di grazia, sostiene lo stesso Vecchioni. “Un disco sui figli è prima di tutto un disco di parole, e delle intenzioni, delle commozioni, e dei silenzi tra le parole”, ribadisce il cantautore. E lui sa come maneggiare le parole, come renderle uniche e indimenticabili. A chi gli chiede se si ritiene o meno un buon padre, risponde che è difficile valutare se stessi. Ma a detta dei figli, sembrerebbe di si. Perché a loro ha saputo insegnare la capacità di spaziare, di avere sogni e di lottare per raggiungerli. E l’amore per la cultura, la cosa più importante da trasmettere ai giovani di oggi e alle generazioni future. Solo con la cultura si acquisiscono gli strumenti per difendersi quando le cose vanno male. Da intendersi, questo, in senso lato. Per sapersi rialzare dopo ogni caduta. Un consiglio poi che ripete sempre a se stesso prima che agli altri è quello di non dare mai per scontato il dialogo. La comunicazione coi figli, coi giovani va mantenuta viva sempre. L’interscambio generazionale sta tutta lì: nel dialogo. Inteso come trasmissione di valori, di saperi, di sentimenti.
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