DI CHIARA FARIGU

CHIARA FARIGU

A Padova, ieri notte, dopo soli due anni e mezzo di amministrazione, è caduta la giunta comunale guidata dal primo cittadino leghista, Massimo Bitonci con la sottoscrizione delle dimissioni da parte di 17 (su 32) consiglieri davanti a un notaio, certificando in tal modo la sfiducia al sindaco.
La giunta è caduta, la guerra interna, quella messa in atto da Lega e FI, è finita.
L’atto formale è stato sottoscritto da consiglieri di Pd, M5S, Forza Italia, Padova 2020, e altri che dai gruppi della maggioranza erano già passati al gruppo misto.
Padova era la più grande città d’Italia governata dal Carroccio.
Ora arriverà un commissario prefettizio che traghetterà l’amministrazione fino a nuove elezioni.

Alla sfiducia sono seguite la rabbia di Zaia e l’affondo del PD e del M5S.

“Una brutta pagina di storia, perché non esistono giustificazioni per chi, dalla maggioranza, si dimette per mandare a casa il suo sindaco”, ha commentato il governatore del Veneto Luca Zaia.
Il PD, ha colto la palla al balzo per attaccare Salvini e il centrodestra “Il crollo dell’amministrazone Bitonci è l’emblema del centrodestra italiano: unito nella brama di potere ma incapace di governare”, ha commentato Debora Serracchiani, della vicesegreteria del PD. Dura anche la dichiarazione di Laura Puppato, senatrice dem: “Bitonci è stato così duro e così improbabile nella sua figura di ducetto-leghista che la pur notevole maggioranza di cui godeva lo ha progressivamente abbandonato, nauseata”.
Non poteva mancare Grillo che dal suo blog ha detto la sua: “Del sindaco leghista ricorderemo solo le imbarazzanti provocazioni, le battaglie anti-kebab e ebola, ma nessun risultato per la città. Il piano sicurezza, sbandierato in campagna elettorale, è rimasto un semplice slogan. La sua battaglia contro il degrado non è mai iniziata”.

Un sindaco sfiduciato ma pronto a scendere nuovamente in campo: “Sicuramente mi ripresenterò alle prossime elezioni comunali a Padova, ma questa volta senza i traditori, ha commentato Bitonci. Questa sfiducia la considero una congiura di palazzo. Sia a livello nazionale sia locale è chiaro a tutti che ci sono due F.I. qui a Padova e da altre parti. Quindi il tema è andare d’accordo con la F.I. che vuole stare all’opposizione di Renzi. Invece i traditori che vogliono supportare questo governo e magari anche il SI’ al referendum vanno mandati a casa. Non riesco a comprendere perché i due consiglieri di F.I. proprio il giorno prima della manifestazione di Firenze siano andati dal notaio a rassegnare le dimissioni. E’ stato un chiaro segnale a Matteo Salvini”.

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