DI ALBERTO TAROZZI
ALBERTO TAROZZI
E’ definitivo, dopo un andamento altalenante: Hillary Clinton ha ottenuto diverse centinaia di migliaia di voti più di Donald Trump.
Come nel 2000, con George W. Bush che aveva avuto meno voti di Gore, ma che era salito alla Casa Bianca, il Presidente sarà dunque, come è noto Donald Trump. Come mai?
La democrazia federalista made in Usa funziona con un meccanismo detto del collegio elettorale, per cui il Presidente viene eletto non dai cittadini, ma da pacchetti di delegati scelti Stato per Stato, con peso differente per ciascuno Stato della federazione. I delegati, questo è il punto, non vengono assegnati su base proporzionale, ma con il meccanismo «Winner-Take-All», chi vince prende tutto.
Dunque è sufficiente che un candidato vinca, di poco, in molti Stati e perda, di molto, in un numero di Stati relativamente minore, e sarà lui il Presidente, anche se su scala nazionale, avesse ricevuto un numero di voti più basso.
Nota bene: la cosa fece un certo scalpore nel 2000, in quanto la vittoria di Bush si accompagnò anche a un conteggio di voti molto contestato in uno Stato ”pesante”, la Florida, nel quale ebbe un suo peso anche la presenza del fratello dello stesso Bush.
Anche nel 1960 però si andò ad un soffio da un caso simile.
Kennedy vinse con un margine schiacciante di delegati in più su Nixon ma, al tirar delle somme, i voti popolari a suo favore furono di pochissimo superiori a quelli del rivale, solo di uno 0,2 per cento.