DI IMMACOLATA LEONE
IMMACOLATA LEONE
Ci siamo indignati del Job Act redatto da un governo spalleggiato da Marchionne, abbiamo gridato all’orrore con la fine dei nuovi contratti, ci hanno drogato con anni di finti riformismi e di statuti vuoti, facendoci dimenticare che la legge del capitale in ogni fabbrica è il profitto dell’impresa, con una supina accettazione dell’operaio a farsi sfruttare incondizionatamente.
Nuove e vecchie regole si affacciano all’orizzonte per la massima produttività con il minimo dei costi.
Così in odore di sua santità il denaro, si fanno pressioni sui lavoratori, che, oltre a fare un lavoro pesante, devono subire sopraffazioni e umiliazioni, e fare del ricatto la nuova consuetudine.
Un’azienda di Bari, la Oerlikon Graziano, produttrice di componenti per le trasmissioni meccaniche, con un comunicato aziendale ha fatto sapere che per andare in bagno lo si dovrà fare tutti insieme appassionatamente.
Tutto vero non sto scherzando.
Il comunicato aziendale riporta testuali parole: “Le pause fisiologiche individuali effettuate dai lavoratori addetti direttamente o indirettamente alla produzione diventano collettive. I lavoratori potranno accedere alle aree ristoro e ai punti fumo messi a disposizione dall’azienda durante le due pause, che ricordiamo essere di nove minuti cadauna”.
Notare bene, due pause.
Lunedì 14 novembre la nuova regola andrà in vigore nell’azienda barese, quindi per capirci bene, per tutta la durata dell’orario di lavoro che dovrebbe essere di otto ore, salvo straordinari si potrà fare la pipì o altro solo due volte. E se a uno gli scappa una terza? E se gli viene un mal di pancia? che fa si dovrà mettere il pannolone come qualche settimana fa ho letto di una fabbrica americana?
Massimo Paparella, dipendente dell’azienda e componente del direttivo provinciale Fiom Cgil ha così commentato la notizia:
“La situazione è già critica ma con queste decisioni vogliono solo inasprire lo scontro. Stanno cercando di creare le condizioni ideali per arrivare a chiudere lo stabilimento e questo è solo l’ultimo atto, dopo le lettere di contestazione e addirittura un licenziamento per giusta causa”.
420 dipendenti, di cui 57 in mobilità tra impiegati e operai, non ci stanno ad avere 540 secondi di intervallo.
Dalla direzione di Rivoli arriva un comunicato speciale: “Il riordino con l’applicazione di criteri comuni e omogenei per tutti i lavoratori risponde alla duplice esigenza di sicurezza nelle regole di fruizione e di salute dei lavoratori”.
Giusto per capire, per l’azienda se un dipendente si allontana dalla propria postazione si distrae e perde la concentrazione, ma se gli scappa, ha i crampi, i dolori, la paura di farsela addosso, la concentrazione gli rimane?
La segreteria generale della Cgil di Bari ha promesso che effettuerà le giuste verifiche affinchè i diritti dei dipendenti vengano tutelati, e che il provvedimento sulle pause vada a concretizzarsi nel migliore dei modi, salvaguardando il diritto dei lavoratori in qualsiasi ora ne abbiano bisogno.
Le cose stanno cambiando mentre noi siamo fermi a pensare, come è possibile accettare tutto questo, come ci si può accontentare, qual’è il limite oltre il quale non è concesso, non è lecito andare?
Ma la coscienza di classe è non è la consapevolezza di vivere una condizione uguale a quella di altri?