DI MICHELE ANSELMI
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Sull’America che ha eletto Donald Trump, praticamente prossima al fascismo secondo alcuni angosciati osservatori italiani, tra i quali l’amico e scrittore Andrea Carraro, spira un’aria da “Lettera aperta a un giornale della sera”, l’amarognolo e ironico film di Citto Maselli che raccontava, nel lontano 1970, le smanie di alcuni intellettuali comunisti intenzionati a partire per il Vietnam, in sostegno degli eroici vietcong. Finiva, come sa chi ha visto il film, con un barattolo preso a calci sulla spiaggia, perché anche dal Vietnam rispondevano picche alle nuove Brigate internazionali.
Ora, per essere chiari. Fossi di quel Paese, io avrei votato Hillary Clinton, senza alcun dubbio ma con scarso entusiasmo. E i giovani che adesso manifestano negli Stati Uniti, impugnando cartelli del tipo “Trump non è il mio presidente” o evocanti il diavolo, hanno tutto il diritto di farlo, anche se magari sarebbe meglio attendere che il riccone col riporto compia i suoi primi passi ufficiali dallo Studio Ovale, il che avverrà dopo il 20 gennaio. Ci sarà modo, parlo degli americani, per contestarlo anche duramente, sia nelle sedi politiche e istituzionali e sia nelle piazze. Ma fa un po’ sorridere questa mobilitazione tutta italiana, l’uso di paradossi piuttosto insensati, di esagerazioni evidenti, di allarmi democratici. Robert De Niro e Cher non si trasferiranno mai in Italia, così come, all’epoca, Bertolucci e Tabucchi non si trasferirono in Francia dopo l’ascesa di Berlusconi. Questo è poco ma sicuro.
PS. Nel file in alto, una scena cruciale di “Lettera aperta a un giornale della sera” di Maselli. Può essere istruttivo vederla (o rivederla).
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