DI MARCO GIACOSA

MARCO GIACOSA

Ieri ho passato il pomeriggio con un gruppo di operai, qualcuno edile, qualcun altro metalmeccanico. Quando abbiamo discusso delle condizioni di lavoro, il «nemico» era il padrone, «che non vuole investire per la nostra sicurezza». Quando abbiamo discusso della società, il «nemico» era l’extracomunitario, il profugo, «perché soltanto uno su dieci scappa dalla guerra, quelli che arrivano qui hanno anche i soldi, perché venire qui costa». Uno di loro fa il delegato sindacale, «non il sindacalista, ché i sindacalisti fanno un cazzo». È un duro, dice che nelle trattative «non mi piego nemmeno sotto tortura», dice che l’età lo ha indurito, che «da giovane ho portato a casa dei signori accordi». Non abbiamo parlato di partiti, qualcuno di loro ha fatto le battute su Trump, che alla Casa Bianca arriva la figa. Poi sono salito sul 59 e ho letto qualche articolo: molti sostengono che «Sanders avrebbe vinto», e io sono andato in crisi: cosa è di sinistra? Difendere i diritti dei lavoratori? Allora quegli operai sono di sinistra. Difendere i diritti delle minoranze? Allora quegli operai non sono di sinistra. Ma un voto contro le élite si può dire un voto di sinistra, se con lo stesso voto si legittimano attacchi razzisti. Io non voterei mai uno che fa festeggiare il KKK, perché ciascuno di noi ha priorità e la mia priorità è che non si torni indietro rispetto ai diritti civili, con tutta la fatica che abbiamo fatto a raggiungerli: il primo, elementare, l’uguaglianza di tutte le persone. Per qualcun altro la priorità è la salvaguardia delle condizioni di lavoro, anche se a scapito della riduzione dei diritti, ad esempio, degli immigrati, dei migranti, dei profughi. Cosa è di sinistra? Destra e sinistra sono diventate liquide: ci sono azioni e incursioni spot, profondamente di sinistra o profondamente di destra, che sono prese indipendentemente da che la persona sia catalogabile di sinistra o di destra. Credo che siamo noi a leggere bidirezionale e bidimensionale l’attuale complessità del mondo, che ha come minimo tre o più direzioni e dimensioni politiche, dove tutto si accavalla si sovrappone. Io non credo che Sanders avrebbe vinto.