DI ANDREA PROVVISIONATO

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Era una sera di Novembre insolitamente calda quella di Parigi di un anno fa. La gente affollava i bistrot. Chi non era allo stadio aveva optato per guardare in TV la partita Francia- Germania che si svolgeva allo Stade de France. Altri avevano deciso per un concerto di una band americana al teatro Bataclan. L’atmosfera in città era serena. Chi aveva fatto caso a quei ragazzi arrivati da Bruxelles, scesi dalle auto con dei pesanti borsoni, aveva pensato a dei turisti. Nessuno poteva immaginare che quei giovani erano li per trasformare la notte de La Ville Lumiere in un inferno.
La prima esplosione si udì alle 21:20 nei pressi dello stadio. L’unica vittima del kamikaze che si fece esplodere fu l’autista portoghese di 63 anni Manuel Dias che aveva portato un gruppo di tifosi allo stadio. Appena cinque minuti dopo, dall’altra parte della città, una pioggia di piombo si abbatté sulle sale interne dei ristoranti La Carillon a Rue Albert e La Petite Cambodge a Rue Bishant. 10 morti. Ma era solo l’inizio del terrore. Perché mentre gli attentatori dei Bistrot continuavano la loro missione sparando tra la folla in strada e provocando altri tre morti, prima che uno di essi terminasse la sua follia omicida facendosi esplodere presso una caffetteria e che l’altro invece decidesse per la fuga diventando per un anno l’uomo più ricercato d’Europa. Allo Stade de France altri due Kamikaze si facevano esplodere seminando ancora sangue e terrore.
Ma il vero orrore doveva ancora arrivare. Perché gli attacchi presso lo stadio e ai bistrot erano solo dei diversivi. Il vero obbiettivo dei terroristi era uno dei teatri più belli e antichi della città. Quando Ismael Omar Mostefai, Samy Amimour e Foued Mohamed- Aggad entrarono al teatro Bataclan, il concerto degli Eagles of Death Metal era iniziato da un’ora. La sala era gremita da oltre 1500 persone, perlopiù giovani. I tre uomini estraggono dai borsoni carichi di morte kalashnikov e fucili a pompa. Chi è sopravvissuto alla strage li ha definiti “freddi come robot”. Sparano, ricaricano, sparano e ricaricano ancora. Quando avranno finito 93 persone saranno stese a terra in un lago di sangue. All’arrivo dei corpi speciali della polizia francese ai tre terroristi non resta altro da fare che farsi esplodere.
Oggi a un anno da quei fatti la ferita di Parigi è ancora aperta. Il sangue che a macchiato i marciapiedi, fra i tavolini del Carillon, de La Petite Cambodge, de La Bonne Biere, del Belle Equipe, di Casa Nostra e del Captoir Voltaire è ancora lì davanti agli occhi di tutti. Le esplosioni allo Stade de France riecheggiano ancora nell’aria e il mattatoio del Bataclan è scolpito nella memoria. Ma la voglia di ricominciare, di rinascere è altrettanto forte. E così riaprono i Bistrot e al Bataclan dopo un anno è tornata la Musica. E forse la cosa più bella di questo anniversario non sarà la retorica delle autorità, delle corone di fiori, degli onori ai caduti o delle candele alle finestre. La cosa più importante e più bella è che si riparte da dove si era interrotto. Dalla musica Rock.