DI LUCA SOLDI

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Nell’ascoltare i dibattiti di autorevoli politici più volte risalta fuori la convinzione che la riforma costituzionale voluta dalla Boschi possa condurre verso una deriva autoritaria.
Quanto di mai falso, il pericolo nel breve periodo pare non essere reale, ben diverso magari nei tempi più lunghi, quando un Paese anestetizzato potrebbe davvero cedere alla tentazione di compiere ulteriori passi, nel nome dell’efficienza, della governabilità, verso un regime guidato da un uomo solo al comando.
Per il momento siamo coscienti che si diminuiscono le difese e si aprono dei varchi, ma non si può dare per certo che la democrazia perisca, né che, al contrario, essa continui e si rafforzi.
Più di un costituzionalista avanza analisi, studi e considerazioni che lasciano aperto il dubbio su possibili derive autoritarie. E il dubbio che rimane aperto se da un lato può lasciare un margine di tranquillità dall’altro porta con se delle considerazioni che sono altrettanto preoccupanti.
Sulla necessità, per un presunto bisogno di rendere moderno il Paese, di esprimere una riforma che viene imposta da un governo e non dall’arco complessivo delle rappresentanze elette e che quel governo non è politicamente idoneo a dettare il destino di chi formalmente non lo ha mai incaricato di stravolgere la Costituzione.
E su questo punto pare così naturale condividere la domanda di una delle massime figure della nostra democrazia, Raniero La Valle: “Quando sono in gioco la democrazia, la pace sociale, i giusti rapporti tra il popolo e il potere, possiamo permetterci il dubbio? Noi sappiamo bene quanto questi valori, di recente acquisiti, siano costati, in lotte, dolori e sangue; sappiamo quanto sia vitale che mai più siano perduti e sappiamo che cosa essi valgano per noi e per i nostri figli, proprio i figli a beneficio dei quali si dice che sarebbero fatte “le riforme”. Possiamo giocare d’azzardo, mettere sul tavolo verde democrazia e libertà, nel dubbio scommettere che il potere non abusi dei suoi nuovi artigli, in nome di procedure più stringenti e spicciative?”.
Ecco così che appare chiaro il punto che la scommessa, il dubbio che tutto vada per il meglio, appare davvero un gioco d’azzardo.
E qui il ragionamento di Raniero La Valle prosegue in modo determinato: “Se il dubbio non è rimosso (e non è nemmeno il cambiamento della legge elettorale che potrebbe scioglierlo) e la democrazia è a rischio, occorre far ricorso, al principio di precauzione che è quello che si deve adottare quando sono in gioco valori supremi, come la stessa vita. E’ questo ad esempio il principio che viene invocato nelle discussioni sul futuro della terra, quando si dibatte se davvero il sovvertimento climatico provocato dall’uomo possa mettere fine alla vita sulla terra: nel dubbio, e prima che l’irreparabile accada, responsabilità vuole che si faccia la scelta dettata dal principio di precauzione; devono essere bloccate o diminuite le possibilità stesse che ciò accada.
Questa scelta di responsabilità tanto più deve essere fatta quando con l’elezione di Trump in America tutte le previsioni, anche le più scontate, sono saltate; il fallimento della globalizzazione (che è in realtà il nuovo nome del capitalismo), l’incapacità della politica a dare risposte al problema di 62 milioni di fuggiaschi, di profughi e di migranti gettati nel mondo, stanno provocando reazioni angosciose negli elettorati e hanno aperto una nuova fase nella storia del mondo, in cui tutto è possibile.
Non sono colpite le ideologie, ma la vita, le case, gli ambienti vitali, il futuro delle persone. Guerra ed esodo, che ci sono sempre stati, stanno assumendo, con la loro pervasività universale, caratteristiche nuove e distruttive non solo delle cose, ma del nucleo più profondo della personalità umana”.