DI TONI JOP
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Ah ecco dove butta il nuovo titolare della piattaforma anti-sistema: al Tesoro, così pare, sta decidendo tra pezzi forti della Goldman Sachs e della Jp Morgan, i più consolidati manganelli finanziari dei nostri tempi. Mentre per gli altri dicasteri emergono candidature rigorosamente ancorate al mondo dell’ultradestra statunitense. Fin qui, pezzi da novanta di un sistema che solo gli otto anni di Obama avevano messo in ombra. Così capiamo che, almeno in America, “anti-sistema” sta per destra rocciosa e, sul piano dei diritti civili, addirittura odiosa. Così, al di là delle sintesi di comodo, intuiamo che il sistema, qualunque cosa sia oltre alla generica definizione di “stato del potere”, non è una cosa sola, ma almeno due nella patria del comando che ha amministrato le cose del mondo. Cioè: l’anti-sistema è un soggetto che sta ben dentro il sistema e ne interpreta il lato – per noi – più oscuro. Viene facile, su quest’onda, passare l’oceano e ripensare all’Italia, dove l’antagonismo al “sistema” viene attribuito da tutti, a cominciare da chi pretende di farsene interprete con effervescente orgoglio, ai discepoli di Grillo, un “sciùr” che non ha resistito alla tentazione di immedesimarsi nel gelato – e forse anche nella spericolata ingegneria bulbare – di Trump, appena l’ha visto nel giardino della Casa Bianca. Così, possiamo apprezzare anche qui da noi cosa sia l’anti-sistema tricolore che, dovendo amministrare roba seria come Roma e Torino, ha gettato il saio “Né di destra né di sinistra” alle ortiche e si è affidato a un paio di testimoni uscite dalla destra-destra, a Roma, e a Torino dall’upper class più perbene e confindustriale. Nessuna meraviglia, poi, che nella Capitale, le persone più influenti del coté Raggi siano frammenti esplosi dal pianeta Alemanno. Il nero sfina l’anti-sistema, ovunque.
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