DI SALVATORE OCCHIUTO

SALVATORE OCCHIUTO

Giornata di ballottaggi in Bulgaria e Moldova. Elezioni presidenziali che come in Austria tra tre settimane investono un Presidente che espleta una funzione meramente protocollare. Consultazioni che tuttavia hanno determinato un preciso indirizzo politico. Da stanotte Sofia e Chisinau virano in direzione di Mosca. Hanno prevalso in entrambe le nazioni i cosiddetti candidati filo-russi. Un dirompente effetto in terra bulgara. La sconfitta della candidata governativa Tsetska Tsaceva, Presidente del Parlamento, ha indotto il premier di centro-destra Bojko Borisov alle dimissioni. Le aveva promesse in caso di esito negativo e ha mantenuto l’intenzione. Per l’ex Sindaco di Sofia, leader del Gerb, partito conservatore europeista membro del Partito Popolare Europeo, è la fine della carriera politica. Gìà capo del governo dal luglio 2009 al marzo 2013, era riuscito a tornare al potere, una novità a tali latitudini, dopo le doppie elezioni anticipate del maggio 2013 e dell’ottobre 2014. Nuovo Presidente della Bulgaria sarà il socialista Rumen Radev, ex comandate dell’Aeronautica militare che ha ottenuto il 58%. Pertanto un confronto indiretto tra due generali in quanto Borisov aveva ricoperto l’incarico di generale della polizia. Analogo scenario in Moldova dove il socialcomunista Igor Dodon, ex Ministro dell’Economia, ha battuto con il 57% la liberaldemocratica Maia Sandu, ex Ministro dell’Educazione, filo-europea e filo-romena. Dodon è nativo della Transnistria, la regione abitata dalla minoranza filo-russa, su cui è stanziato dal 1992 un contingente militare di Mosca come forza di interposizione. Non è indubbiamente il 2016 un anno favorevole alle donne considerando che, ad eccezione dell’imprevista nomina di Theresa May, abbiamo registrato la destituzione di Dilma in Brasile, la debacle di Hillary negli Usa, lo scandalo che rischia di travolgere Park Geung-hye in Corea del Sud, le proteste popolari contro la Bachelet in Cile.