DI DINO GIARRUSSO

DINO GIARRUSSO

Questa settimana ho preparato ben tre servizi per le due puntate de Le iene di stasera e martedì. In tutti e tre i servizi sono presenti esponenti politici, come capita spesso nelle inchieste che faccio. Al momento però nessuno dei tre servizi è in scaletta perché sembra che sia improvvisamente passata una linea interpretativa molto restrittiva delle norme sulla Par Condicio per cui nessun politico può più apparire in video.
NON è una censura, e voglio chiarirlo subito: i miei pezzi sono stati approvati dall’ufficio legale, e la richiesta non è di tagliarli, ma di mandarli in onda solo dopo il 4 dicembre, quando non sarà più in vigore la Par Condicio.
Questa interpretazione è però assai singolare poiché siamo in Par Condicio già da oltre un mese, e finora ci era stato permesso di mandare in onda tranquillamente pezzi con politici (per esempio con i ministri Gentiloni e Pinotti nell’inchiesta che ho fatto sulla guerra in Yemen) purché non dessero indicazioni di voto sul referendum. Altri colleghi hanno mandato in onda pezzi con Madia, Del Rio, Grillo, e una miriade di politici locali, senza che vi fossero problemi. Perché dunque questo irrigidimento improvviso? È bene chiarire che nessuno dei tre pezzi che ho confezionato questa settimana parla del referendum.
Questa nuova interpretazione delle norme, peraltro, impedirebbe la messa in onda di molti altri lavori, fra cui quelli di Filippo Roma, Gaetano Pecoraro ed altre iene che hanno prodotto inchieste o semplici pezzi ironici con dei politici fra i protagonisti. Mi auguro che questa interpretazione così restrittiva non venga confermata, che si sciolga l’equivoco e si possa tornare già da martedì a lavorare su tutto e mandare in onda tutto, fermi restando gli obblighi della Par Condicio: non dare indicazioni di voto né direttamente né indirettamente, né per il Sì, né per il No né per l’astensione.