DI ALESSANDRO GILIOLI
ALESSANDRO GILIOLI
Lo si diceva l’altro giorno: dopo la vittoria di Trump la dinamica “partiti ed elettorato filo establishment versus partiti ed elettorato anti establishment” è stata scoperta da tutti, sebbene una tendenza in questo senso fosse pulsante da parecchio tempo e con forme diverse (Brexit, Roma, in parte poco prima Syriza e Podemos, M5S nel 2013, Le Pen, Austria etc etc).
Adesso, dopo essere stata scioccamente ignorata, questa chiave di lettura del reale sta diventando uno schema binario, onnivalente, quindi semplificatorio. Probabilmente in base a quelli che vengono chiamati “meccanismi iper compensativi”.
Detta altrimenti: prima non si vedeva neppure questa componente nascente della dinamica sociale-elettorale, la si nascondeva sotto il tappeto, la si riconduceva a geometrie politiche vecchie o funzionali a se stessi (“fascisti!”, “comunisti!”, “populisti!, “ignoranti!”); adesso questa stessa dinamica sta diventando – all’improvviso – l’unica chiave di interpretazione del reale.
Tuttavia, «la realtà è un uccello che non ha memoria devi immaginare da che parte va, è un uccello strano fuori dagli schemi, il suo volo è pieno di contraddizioni, non conosce regole né fedeltà».
E quindi proprio questa dinamica “establishment versus anti establishment”, appena scoperta dai più, è già vecchia. O meglio, è parziale e già piena di contraddizioni, di aporie, di sottoinsiemi, di controinsiemi.
In ogni caso può essere solo uno degli strumenti di interpretazione del reale. Utile, oggi, ma non unico. Del resto qualsiasi monoeziologia, nell’interpretazione del reale, è una ipersemplificazione. Ogni strumento, ogni attrezzo, al massimo ci rivela un pezzo del reale, non tutto. E comunque in modo parziale, falsificabile.
Proprio come la chiave che intendeva interpretare tutto il reale in termini di “nuovo-vecchio”e “movimento-stagnazione”, dove i primi due insiemi erano positivi e i secondi negativi. A sua volta un attrezzo con qualche fondamento, ma ideologico e semplificatorio (a volte proprio farlocco) se diventa lo schema binario a cui ridurre tutto il reale.
Dovremmo forse abituarci a considerare questi attrezzi – tutti – come parziali e ciascuno da solo insufficiente: destra-sinistra, nuovo-vecchio, establishment-antiestablishment.
Se invece ciascuno di essi viene considerato bastante a spiegare tutto il reale, avvengono cose un po’ buffe.
Ad esempio, su questo referendum nostrano: dove dovremmo votare su un cambiamento di regole della Carta i cui contenuti solo con molta superficialità si possono ricondurre a una sola delle dinamiche suddette.
Invece questo referendum, in un primo tempo, è stato piegato dai fautori della revisione tutto nella dinamica “nuovo versus vecchio”. Uno schema binario che fino a tre anni fa si portava moltissimo, in effetti. E che tuttavia nel frattempo è in buona parte imploso. Solo menti molto semplificatorie ormai pensano che tutto ciò che è nuovo e buono e tutto ciò che è vecchio è cattivo (o anche viceversa, s’intende).
Adesso invece si parla solo della dinamica establishment-antiestablishment.
Tuttavia, se posso, allo stesso modo solo menti molto semplificatorie pensano in buona fede che tutto ciò che è anti establishment e buono e tutto ciò che è establishment è cattivo (o anche viceversa, s’intende). Anche se adesso questo schema è diventato improvvisamente di moda.
Le mosse di politica/marketing che vediamo in questi giorni – tipo far sparire le bandiere europee dallo sfondo del premier per dare un’immagine più sovranista – risentono di questa moda. E in termini di marketing politico, appunto, sono finalizzate a distaccare l’immagine di chi propone il Sì da quella “establishment” (Ue, Juncker, Merkel etc) per avvicinarsi un po’ di più a quella “anti establishment”. Perché il 4 dicembre al governo ci si gioca a molto, quindi à la guerre come à la guerre, da oggi dobbiamo sembrare anti establishment.
È un po’ buffo, appunto. Intendo dire: è un po’ buffo questo cavalcare lo schema binario che si porta di più in un singolo momento, sul brevissimo.
Come se questi schemi, già imprecisi di loro, fossero dei calzini: da cambiare a seconda di cosa va di moda
quel giorno.
http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/11/12/lo-schema-binario-il-referendum-e-i-calzini/