DI BARBARA PAVAROTTI

BARBARA PAVAROTTI

Ma quanto sono “liberal” questi democratici americani. Alla ricerca di effetti speciali per stupire dopo il flop Clinton, annunciano una candidatura alla leadership del partito di sicuro impatto, secondo loro: il primo musulmano. Si tratta di Keith Ellison, primo deputato di fede islamica eletto al Congresso e già al quinto mandato e afroamericano. Ellison è cresciuto nella fede cattolica, poi è passato all’Islam perché, ha detto, “quando ho guardato alla mia vita spirituale e cercato quello che poteva aiutare i cambiamenti sociali, la giustizia nella società, ho trovato l’Islam”. Insomma, il cattolicesimo non risponde, per costui, alle esigenze di giustizia sociale, l’Islam invece è perfetto. Anche perché è in rapida crescita negli Usa, è la terza religione dopo cristianesimo ed ebraismo, e quindi il partito sta fiutando l’affare. La guida democratica a sfondo musulmano è sostenuta da due icone dei liberal americani: Bernie Sanders, il socialista ed ebreo non praticante sconfitto dalla Clinton nella corsa per le presidenziali e la scrittrice Elizabeth Warren. A sostenere il musulmano anche una petizione online sottoscritta da oltre 8000 persone. Il guaio è che Ellison già è stato oggetto di attacchi repubblicani nel 2006 per aver aiutato dieci anni prima una delegazione della Nazione dell’islam e del suo leader Raffakhan, ritenuti antisemiti. Una candidatura quindi, la sua, che farà molto discutere e che probabilmente getterà ulteriormente nello sconforto i cristiani americani che continuano a rappresentare il 70 per cento della popolazione. Ma forse il partito democratico Usa – come quello italiano – ha deciso di suicidarsi nella sua smania di rincorrere tutto ciò che è cosmopolitismo, internazionalismo, multiculturalismo. Romantiche idee che, come stiamo vedendo in tutto il mondo, non sembrano più tanto apprezzate dai cittadini. Poi di romantico nel partito democratico americano (come in quello italiano) non c’è proprio nulla. E non solo nel partito democratico. Ci sono solo affari e sottomissione ai disegni dei poteri forti internazionali. Gli affari della Clinton, con la sua Fondazione mangiasoldi, sono stati sbugiardati ampiamente da Wikileaks. E ora, visto che la Clinton si è rivelata impresentabile, l’asso nella manica per rilanciare il partito democratico diventa un musulmano. Oltre ovviamente alla guerra stradichiarata verso il vincitore Trump. E già. Come può il mondo accettare che il primo politico non americano incontrato dal neo presidente Usa sia stato Farage, il leader degli euroscettici britannici? L’Europa trema. E le proteste in America continueranno. In buona fede, certo, ma anche pilotate e finanziate da associazioni molto potenti negli ambienti progressisti. Su “Craigslist”, database Usa che ospita annunci di lavoro, si trovano comunicazioni di questo tipo: “Combatti Trump. Assumiamo attivisti a tempo pieno. Siamo alla ricerca di persone motivate part time o a tempo pieno. Offriamo posti di lavoro fissi e diverse posizioni lavorative. Assistenza medica, ferie, malattie retribuite, aspettative, viaggi. La paga varia da 15-20 dollari all’ora”.
L’annuncio è stato pubblicato da “Washington Can”, associazione vicina alla sinistra radicale che conta oltre 40.000 iscritti e che fa parte di un network di associazioni presenti capillarmente in tutta l’America, affiliate sotto il nome di “USAction”. E chi finanzia USAction? Il magnate e speculatore finanziario George Soros, ebreo ungherese naturalizzato statunitense, nemico giurato di Trump, amico di Clinton e importante sponsor della sua campagna elettorale fallita. Sugli intrecci e gli interessi di Soros (compresi appoggi economici alla chiesa di Papa Francesco) si può scrivere un’enciclopedia. In Italia è ricordato in particolare come l’affondatore della lira, perché nel 1992 contribuì a orchestrare una campagna speculativa contro la nostra moneta che le causò una perdita di valore del 30 per cento e l’uscita dal Sistema monetario europeo. Per rientrare nello Sme, il governo Amato fu costretto alla più pesante manovra finanziaria dal dopoguerra (93.000 miliardi di lire) col prelievo forzoso del 6 per cento dai conti correnti e l’introduzione per la prima volta dell’Ici, oggi Imu. Naturalmente il fondo di investimento privato di Soros, Il “Quantum Fund”, ha sede nel paradiso fiscale di Curacao, Antille olandesi. Ciliegina sulla torta, la rivolta anti Trump arriva anche dal potente narcotrafficante messicano El Chapo, ovvero Joachin Guzman, signore della droga che dalla sua cella in Messico dove si trova da gennaio 2016, scrive su Twitter: “Il muro? Lo butto giù io. Quante deportazioni potrebbero arrivare, quante famiglie sarebbero separate”. Ovviamente qualcuno ha postato il tweet in rete per suo conto. Il capo della droga, paladino dei diritti umani, è evidentemente anche preoccupato per i suoi affari visto che a luglio Trump disse: “El Chapo e i cartelli della droga usano i confini con gli Usa come fossero un’aspirapolvere risucchiando droga e morte negli Stati Uniti”.  E per chiudere su quale potrebbe essere il destino di Trump, va detto che già tira aria di impeachment. Docenti universitari, giudici, comitati si stanno già applicando a come portarlo in tribunale con accuse di truffa, estorsione, tradimento, corruzione. Allan Lichtman, professore di storia americana, l’unico che da decenni azzecca tutti i risultati elettorali, prevede che il partito Repubblicano voterà l’impeachment al Congresso. Insomma, non porterà a termine il mandato. Non lo vogliono come presidente: incontrollabile e pericoloso. E a quel punto potrà trionfare il partito democratico a leadership musulmana.