ALBERTO BENZONI
ALBERTO BENZONI
Il 9 novembre del 1989, la caduta del muro di Berlino. L’8 novembre del 2016, le presidenziali in America. La coincidenza quasi perfetta delle date ha, nel nostro caso, un forte valore simbolico. Perchè segna l’inizio e la fine di un’era.
La caduta del muro di Berlino sembrava segnare non dico la fine della storia ma certamente la nascita di un processo che, pur certamente lento e faticoso, con le uni, sembrava comunque irresistibile.
Tramontata l’illusione, tutta volontaristica e tutta politica, di costruire modelli alternativi, si sarebbero affermati in tutto il mondo, sotto la leadership illuminata degli Stati Uniti, i valori della libertà e del mercato e, conseguentemente, della democrazia. Il tutto accompagnato e garantito da un ordine mondiale, costruito sulla comune accettazione di questi principi.
Certo, non sarebbero mancate le resistenze: stati che non accettavano di svolgere il ruolo che gli era stato assegnato; sacche di arretratezza e di fanatismo con i relativi scontri di civiltà. Ma queste resistenze potevano e dovevano essere superate.
E superate perchè rappresentavano il passato: che si trattasse della difesa di illusorie sovranità nazionali o di culture, politiche o religiose, nemiche della modernità. Perchè si collocavano in aree periferiche. E soprattutto perchè i principi e i valori interpretati dall’occidente avevano una forza di penetrazione in grado di superare qualsiasi barriera.
Ma questa costruzione aveva in sè due contraddizioni fatali per lo stesso Occidente. La prima era che la stessa costruzione del nuovo ordine mondiale si sarebbe risolta, e proprio in applicazione delle leggi di mercato, in un trasferimento senza precedenti di risorse a vantaggio dei paesi del cosiddetto terzo mondo; che, a sua volta, avrebbe legittimamente rimesso in discussione la stessa leadership american. La seconda è che lo stesso processo di globalizzazione, assieme all’evoluzione del sistema capitalistico, avrebbe condannato ad un’emarginazione sempre più massiccia e sempre più fatale, la classe operaia e i ceti medi del mondo occidentale. Altrettanto fatale, allora, che questi reagissero, con l’unica arma a loro disposizione. il suffragio universale. Tanto da bocciare regolarmente, quando espressamente consultati, i fautori del credo liberista; prima in Europa; e poi, oggi, negli Stati Uniti.
Il rimedio, a questo punto, sarebbe di abrogare o quanto meno di limitare nei suoi effetti l’esercizio del voto ( va in questo senso il progetto di modifica della nostra costituzione) sino a non tenerne alcun conto. Ma si tratta di un rimedio complessivamente improponibile e per un’infinità di ragioni.
E allora si dovrà ripartire da zero e senza segnali che ci indichino automaticamente il giusto percorso. Vivremo una nuova era, con tante possibilità ma anche con grandi rischi e senza alcuna certezza.
E, per ripartire da zero occorre, per prima cosa, restituire alla politica, alle sue istituzioni e alle sue regole il ruolo che meritano. Sperando che la sinistra possa riscoprire il suo.