DI TONI CAPUOZZO
TONI CAPUOZZO
Stanotte ho detto due parole per Nassirija. Sere fa ero ospite del programma Punto di vista del TG2, per parlare di Trump. In chiusura, passata la mezzanotte, mi è stato chiesto, a freddo, di ricordare l’anniversario della strage di Nassirija. Mi è venuto spontaneo di ricordare il generale Alberto Ficuciello, morto il 5 novembre all’ospedale di Udine. Avevo conosciuto suo figlio, Massimo, una delle diciannove vittime dell’attentato. Massimo aveva vissuto a Londra, e poi a Milano. La vita intensa di un broker finanziario, scapolo, con buoni guadagni, molte curiosità e alcuni forti principi (a Londra, mi raccontava, si era portato qualcuno in difficoltà a casa per offrigli un piatto di pastasciutta). Poi – e credo che la storia della sua famiglia e il rapporto con il padre abbiano contato molto in questa sua scelta autonoma – decise di fare un anno di “riserva selezionata” nell’esercito, da ufficiale dei lagunari, il reparto in cui aveva fatto la naja. Venne destinato a Nassirija, con la brigata Sassari, e teneva i rapporti con la stampa. E’ così che l’ho conosciuto, incuriosito da questo suo essere un militare a metà. Teneva un diario e una delle pagine più belle, assolutamente non retorica, era quella in cui racconta di aver portato un bambino asmatico in infermeria. “Non so che cosa può voler dire essere portato da gente armata in una tenda, in un campo militare, con tutti gli occhi addosso… Alla fine ha sorriso dopo aver avuto in regalo un pacchetto di caramelle, biscotti e una Coca Cola…. Mi chiedo che avranno mai raccontato al ritorno a casa: sono stati nel futuro? Hanno visto il paradiso? Io ho portato via delle foto, un bel ricordo e un sorriso”. Ho incontrato più volte il padre, e la prima volta per consegnargli delle immagini del figlio, girate a Nassirija. Tutti i sopravvissuti, di quella e tante altre tragedie, portano cicatrici che non spariranno mai. Ma il generale era un uomo alto, forte, e, a differenza di tanti altri genitori, un militare. Eppure proprio questa sua forza, questo dolore asciutto, rivelava ancora di più il peso di quella morte, e tutto quello che la accompagnava, nel nome del padre. Non ho la fortuna di credere, ma mi piace pensare che adesso che è stato sepolto nello stesso cimitero di Novara dove c’è Massimo, i due siano infine insieme.