DI ANNA RITA NOCITI

Anna Rita Nociti

Alcuni giorni fa, nella bassa novarese, a Vespolate, ennesima tragedia familiare. In un condominio di Corso Garibaldi, la strada principale del paese, Pietro Spina, operaio cinquantenne, ha assassinato suo figlio di ventidue anni, disabile psichico, soffocandolo nel sonno, poi ha tentato il suicidio, ingerendo farmaci e aprendo il gas. Ora l’uomo è ricoverato in gravi condizioni ma non in pericolo di vita all’ospedale Maggiore della città. Pietro era vedovo, la moglie era scomparsa circa un anno e mezzo fa per un tumore ed era rimasto solo con il figlio Andrea, autistico. Il ragazzo durante la settimana era affidato a una struttura di assistenza e tornava a casa dal padre ogni fine settimana. Il gesto disperato di un uomo, di un padre che temeva per il futuro di suo figlio una volta che anche lui avrebbe lasciato questa vita terrena. C’è chi ha scritto di averne capito il senso pur non condividendo il problema, chi invece vuol dare una giustificazione a un atto estremo di follia, di raptus o qualcosa di premeditato. Non si deve considerare normale la soppressione di un figlio perché si ha paura di pensarlo solo. Pensiamo a questi genitori di figli considerati “matti”, il pensiero molesto di farla finita perché si pensa sempre qualcosa di orribile al fondo di ogni rassegnazione. Quando si arriva a un gesto estremo, in molti casi è la depressione, la causa scatenante, qui è la paura del futuro di figli che pur diventando adulti, sono ancora cuccioli indifesi che vivono nel loro mondo. L’omicidio – suicidio è la lucida disperata scappatoia da un pensiero che tormenta l’esistenza di questi genitori. Che sarà mai di lui, così fragile, quando loro non ci saranno più a sbattersi ogni minuto per la loro impalpabile felicità? Accade proprio nei momenti in cui quel figliolo con tanti problemi lo vedi sereno. Sembra la maniera di esorcizzare il presente che non cambia, portarlo assieme dall’altra parte. I genitori non sono eterni, il tempo passa. Un tempo vigliacco per queste famiglie perché invece di allontanarli dai figli “speciali” li avvicina sempre di più. Prima di Pietro sono stati tanti a scannare, strozzare, affogare per troppo amore il figlio per cui si è consumata ogni energia. Cos’è l’Autismo? Diagnosticata nel 1940, non è una malattia. Una malattia, infatti, prevede una diagnosi e una cura: dall’autismo invece non si guarisce. L’autismo è una sindrome che riguarda tutta la morfologia della persona, che interessa ogni aspetto del suo essere e accompagnerà il bambino per tutta la sua esistenza. Tante sono le definizioni: gli autistici sono super-intelligenti, non capiscono nulla, non ascoltano, non parlano e non possono frequentare la scuola pubblica. L’autismo è contagioso, è ereditario, è pericoloso. Hanno gridato anche: “E’ colpa delle vaccinazioni” o ancora “E’ colpa della madre”. Continuo? Quante inesattezze, luoghi comuni e sciocchezze sul Disturbo Autistico. Ogni individuo affetto da questa sindrome è unico, perché esistono infinite combinazioni. Non sono tutti autistici con Quoziente Intellettivo addirittura superiore alla norma, come ricordiamo nel film “Rain Man” interpretato da Dustin Hoffman. Altri hanno deficit molto gravi, alcuni riescono a parlare, altri capaci solo di monosillabi. Gli studi più recenti avrebbero dimostrato una combinazione disomogenea di sette geni che potrebbe predisporre al Disturbo Autistico. Preciso che predisposizione non significa manifestazione certa del disturbo. Normalmente i sintomi sono rilevabili entro i primi anni di vita e si manifestano con gravi alterazioni nelle aree della comunicazione verbale e non verbale, dal modo di interagire con la società. Non è infrequente che bambini affetti da autismo siano inizialmente diagnosticati come sordi, perché non mostrano alcuna reazione, come se non avessero udito appunto, quando sono chiamati per nome. La diagnosi è ancora effettuata in conformità a indicatori comportamentali, una specie di griglia d’osservazione che lo specialista segue per la diagnosi. E’ un disturbo che altera diffusamente la normale evoluzione della personalità. Gli autistici sono individui iper-sensoriali, lo sviluppo dei sensi è molto più ampio e accentuato rispetto alle persone normali. Sono individui molto sensibili, molto spesso nervosi e agitati con aumentata tendenza all’isolamento e alla chiusura, indifferenza emotiva o ipereccitabilità agli stimoli (luce e rumori). Non sono capaci a instaurare un contatto visivo, a iniziare e sostenere a una conversazione, a rispettare turni e regole, a partecipare alla vita quotidiana con i simili. Si riscontra una resistenza al cambiamento che in alcuni soggetti assume la caratteristica di un vero e proprio terrore fobico. Altri invece eccessiva passività e ipotonia. La loro attività, ristretta, è ripetitiva e stereotipata anche nelle posture. E’ un disturbo pervasivo purtroppo destinato ad aumentare anche per via dell’interesse dei media e scientifico nel vasto campo della neuropsichiatria, della psicologia clinica e della filosofia, quindi nell’ottica multidisciplinare. Osservare la condizione del soggetto autistico, nel completo fallimento del rapporto persona-persona, soggetto-soggetto, soggetti che pensano in modo diverso. La difficoltà di autoidentificazione del Sé arginando l’esterno e gli Altri, avviene l’isolamento. Quello dell’autistico è un luogo separato dove egli si appartiene e diventa un meccanismo di difesa perché allontana l’Altro e il Sé è la rivolta, la liberazione perché implica distacco, crescita e individualizzazione. Il corpo in questo suo mondo non va oltre il senso di esistere, quindi lontano dal bello e dal brutto, dal valido o non valido, essere rigido o elastico. Chi soffre di disturbi dello spettro autistico non è capace di provare empatia per l’Altro, non si rispecchia. Si è sviluppata a questo proposito la “teoria degli specchi infranti” che offre nuove prospettive nella lettura del disturbo.  Il 14 giugno 2016 è stata approvata alla Camera in via definitiva, la Legge sul “Dopo di Noi” che introduce il sostegno e l’assistenza alle persone con disabilità gravi dopo la morte dei genitori e parenti che li accudiscono. Stabilisce la creazione di un fondo per l’assistenza e il sostegno ai disabili privi dell’aiuto della famiglia e agevolazioni per privati, enti e associazioni che decidono di stanziare risorse a loro tutela. Sgravi fiscali, esenzioni e incentivi per la stipula di polizze assicurative, trust e su trasferimenti di beni e diritti post-mortem. Nella scorsa legislatura ci aveva provato l’onorevole Livia Turco dopo l’uccisione da parte di un padre pensionato che aveva ucciso il figlio disabile e la moglie malata di cancro, perché preoccupato per il suo destino, ma il testo di legge era rimasto chiuso in un cassetto senza essere arrivato in aula. Con il DDL 112/2016 sul Dopo Di Noi, per la prima volta è istituito un Fondo specifico con 90 milioni di euro per l’anno in corso, 38 milioni per il 2017 e poco più di 56 milioni dal 2018. Sono previste agevolazioni e sgravi fiscali per il patrimonio che i genitori decideranno di lasciare in eredità per la cura dei figli, affidandoli a parenti, enti o Onlus. A chi non possiede beni mobili o immobili di poter comunque avere diritto a forme di tutela, esenzioni e agevolazioni tributarie già previsti per la costituzione del trust. In sostanza, con gli atti di cui trattasi, è possibile costituire un vincolo di destinazione su di una massa patrimoniale distinta proprio in virtù di un vincolo di destinazione impresso. La legge c’è, il Dopo Di Noi, chissà. Fatta la legge, spero non si trovi l’inganno. Si tratta di un problema sociale che va affrontato a livello politico. Se i risultati ci saranno, oppure no, lo giudicheranno le famiglie.