DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
Perché i sì vinceranno? Perché quando un primo ministro può andare in televisione ogni sera a fare propaganda senza provocare alcuna seria protesta né da parte degli intellettuali (quelli che organizzavano girotondi settimanali contro l’invadenza mediatica di Berlusconi) né da parte della gente, quando sono pochi a indignarsi perché si è permesso di usare le liste consolari e dell’AIRE per invitare gli italiani all’estero a far passare la sua riforma costituzionale, vuol dire che l’Italia si è chiusa nel qualunquismo e nel conformismo che hanno caratterizzato secoli della sua storia, interrotti da brevi momenti di impegno. Altrimenti il jobs act, i tagli alla sanità, le privatizzazioni, l’abolizione dell’articolo 18, l’uso di fondi pubblici a fini elettorali (i famosi 80 euro) non sarebbero passati senza suscitare reazioni.
I sì vinceranno perché il renzismo, come già il fascismo, è l’autobiografia della nazione. Alludo a un grande articolo di Piero Gobetti scritto poco meno di un secolo fa, subito dopo la marcia su Roma, quando ancora molti credevano che Mussolini sarebbe stato una parentesi, una malattia morale passeggera (parole di Benedetto Croce). Gobetti gli riconosceva invece la capacità di allontanare gli italiani dalla lotta politica e vedeva nel fascismo la realizzazione del sogno infantilista di tanti italiani, “il trionfo della facilità, della fiducia, dell’ottimismo, dell’entusiasmo”. Che altro c’è dietro gli hashtag di Renzi, #lavoltabuona, #italiariparte, #bastaunsi? Un appello simile a quello simile a quello mussoliniano, un invito a rifugiarsi in un apatico ottimismo rinunciando per pigrizia a informarsi, pensare, organizzarsi, combattere.
Forse qualcosa si può ancora fare per impedire la vittoria dei sì e l’instaurazione del regime; di certo non basta però dar credito ai sondaggi e ignorare la diffusa indifferenza degli italiani. Bisogna scuoterli, e visto che i media sono come sempre tutti dalla parte del potere, occorre diventare militanti, moltiplicare gli sforzi personali, parlare alla gente; e scendere in piazza ogni volta che il governo commetta abusi. Manca meno di un mese; come pensava Gobetti, solo la lotta politica può guarire il paese dalla sua antica inerzia.