DI FRANCESCO ERSPAMER
FRANCESCO ERSPAMER
C’è una cosa più pericolosa  della vittoria di Trump. È il tentativo di personaggi come Michele Serra o Massimo Gramellini — e dietro di loro, Renzi — di appropriarsi della resistenza che sta nascendo contro ciò che Trump esprime e rappresenta. Saranno sempre più numerosi, questi tentativi, e ci sarà la tentazione di accettarli nell’illusione che un fronte più ampio di dissenso possa essere più efficace. Ma il loro intento è quello di addomesticare la ribellione, in modo che se avesse successo non comporti nessun reale cambiamento. Un po’ come fece Benedetto Croce nel 1925 con il manifesto degli intellettuali antifascisti — proprio lui, che al Senato aveva votato la fiducia al governo di Mussolini e che poche settimane dopo la confermò in un’altra votazione. Nei prossimi mesi e anni non si lotterà per tornare allo stadio iniziale, come se Trump fosse una parentesi o un’anomalia nella storia americana e del mondo; si lotterà per fermare il neocapitalismo liberista, per sottrarre il potere dalle mani avide della finanza globalista e restituirlo al popolo, ai popoli. Sarà una lotta dura e difficile; ci mancherebbe che servisse solo a riportare o mantenere al governo gli stessi che hanno creato le condizioni che hanno determinato la nascita del trumpismo. Come ha detto Michael Moore, uno dei leader del nuovo movimento, l’opposizione a Trump non vuole solo impedirgli di attuare le sue politiche reazionarie e liberiste; vuole cambiare l’America.