DI LUCA SOLDI

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Dicevano di “stare sereni”, di non si preoccupare. Affermavano che si trattava di una botte di ferro. Così attraverso le agenzie che dirigevano diffondevano la favola del tutto bene, tutto bello. Del rischio calcolato. Ma niente era certo, anzi. Ben presto il mercato rendeva concreta la realtà. Così giorno dopo il castello di carte ed ipocrisie crollava. E solo pochi fortunati riuscivano a venirne fuori.
E poi tutto crollò. Vennero le accuse ai vertici della banca, alla politica, ai familismi. Partirono le indagini e la rabbia. Adesso si continua a scavare a livelli più bassi.
E di poche ore la notizia che ci sono ben 30 i direttori di filiale di Banca Etruria per i quali, nei prossimi giorni, la procura di Arezzo chiederà il rinvio a giudizio. L’ipotesi è di truffa aggravata. Il reato ipotizzato dagli inquirenti disegnerebbe uno scenario nel quale i clienti sono stati ingannati, convinti ad acquistare obbligazioni subordinate, prodotti finanziari riservati esclusivamente a “clienti istituzionali”. Stessa sorte toccherà ai funzionari di vertice della banca: tre anni fa, quando la situazione patrimoniale dell’istituto era già critica, diedero indicazione di coinvolgere il maggior numero possibile di sottoscrittori anche tra chi “non ha un profilo finanziario adeguato”. Si legge che a testimoniarlo ci sarebbero, oltre le testimonianze anche delle circolari recuperate dalla Guardia di Finanza.