DI SILVESTRO MONTANARO

SILVESTRO MONTANARO

L’altra sera a Saluzzo, grazie all’opera di Claudia e Daniele, di Alberto e tanti altri, il teatro era pressoché pieno. Una serata insieme. Viva, palpitante di idee e di speranza. La voglia forte di tornare protagonisti della propria vita e del proprio mondo. I sogni di Sankara come progetti e strumenti per cambiare il mondo e le piccole cose. La politica come servizio, la felicità come obiettivo possibile e democraticamente accessibile a tutti, la cooperazione come unico principio per dirimere le grandi questioni e riconoscersi, al di là di ogni differenza, umani, cittadini dello stesso granello di universo. Poi la presa di coscienza crescente che immigrati, profughi e noi non si sia altro che tutti parte dello stesso meccanismo di ingiustizia. Le guerre dei potenti del mondo, i loro interessi spregiudicati, stanno terremotato il mondo e niente di più stupido che farsi coinvolgere in guerre tra poveri. Insieme. La parola magica, partendo dalla consapevolezza critica che siamo tutti vittime immediate e potenziali di certi meccanismi, capace di ridare speranza e gambe per arrestare la comune catastrofe.
Il mattino successivo, poi, visita all’allucinante campo in cui vengono “ospitati” i lavoratori stranieri stagionali impiegati nella raccolta della frutta. Un campo gestito eroicamente da volontari di più organizzazioni ma che resta uno sputo d’inferno in terra. Senza l’opera di quei lavoratori l’economia agricola della zona andrebbe in crisi, ma li si tratta peggio che animali. Ogni tentativo di soluzione che avesse maggiore dignità ha visto sollevarsi Salvini ed i suoi. Vergogna! Dovremo lavorare con pazienza, ma anche con fermezza, perché questo orrore abbia fine e cresca una nuova cultura che riconosca a tutti, soprattutto a chi lavora, diritti fondamentali. Pazienza, tanta pazienza e tanto dialogo, con la paura dell’altro demagogicamente agitata da chi sulle paure vuol costruire potere. Non possiamo ignorare le paure. Sarebbe consegnare ai demagoghi ed ai razzisti per interesse una parte della nostra gente. Un errore imperdonabile.

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