DI MICHELE ANSELMI

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In effetti, come ha scritto Stefania Ulivi sul “Corriere.it”, era l’ultimo sopravvissuto dei “Magnifici sette” di John Sturges, l’originale, per cui vinse un Golden Globe come miglior attore non protagonista. Robert Vaughn (pronuncia: “Vouun”) è morto venerdì 11 novembre a causa di una leucemia di cui soffriva da tempo. Aveva 83 anni, essendo nato a New York il 22 novembre 1932. La notizia è stata data alla stampa Usa dal suo manager Matthew Sullivan.
Qualche sera fa, su Sky, è passato un bel documentario su Steve McQueen nel quale Vaughn, coi capelli ormai canuti ma con i tratti non deformati dalla vecchiaia e dai ritocchi platici, ricordava il carisma, la grinta e l’intelligenza del futuro divo di “La grande fuga”, a partire proprio dall’esperienza in comune sul set di quel western ispirato a “I sette samurai” di Kurosawa. Pare che McQueen fosse terribilmente scalpitante, deciso a emergere, spesso togliendo, con la sua esuberanza, la scena al protagonista principale, che era Yul Brynner.
Molto controllato, anche per una certa eleganza innata, combinata a tratti di scaltrezza ironica e di inquieta ambiguità, era invece Vaughn, sul grande e piccolo schermo.
Figlio d’arte, aveva cominciato la sua carriera molto giovane, con un piccolo ruolo per Cecil B. De Mille ne “I dieci comandamenti”. Alternò sempre volentieri cinema e tv. Al cinema lo ricorderete in film come “Il ponte di Remagen”, “Bullitt”, “L’inferno di cristallo”, “S.O.B.” e infiniti altri. Ma fu il piccolo schermo a dargli, sin dagli anni Sessanta, la celebrità piena: impossibile non ricordarlo nei panni dell’agente Napoleon Solo, accanto al “sovietico” David McCallum, nella mitica serie tv “Organizzazione U.N.C.L.E.”, stancamente rifatta per il cinema l’anno scorso da Guy Ritchie. Comparve anche in “A-Team” e numerose altri prodotto televisivi, soprattutto, già anziano, nella fortunata serie britannica “Hustle – I segreti della truffa”, dove incarnava, esibendo la tipica fiezza bianca sui capelli ancora scuri, il solo americano di quella geniale banda di truffatori londinesi al servizio del Bene. Teorizzava: «L’unica regola della truffa è… che non puoi truffare un uomo onesto».
Poche settimane fa, in un’intervista a “Hollywood Reporter”, aveva ricordato l’amicizia con Natalie Wood («Mi cambiò la vita») e l’incontro con Paul Newman, l’attore che lo aiutò ad avere una parte in “I segreti di Filadelfia”, suo primo film importante, per cui ebbe una nomination agli Oscar. Negli anni Sessanta fu molto attivo in politica, al fianco dell’amico Robert F. Kennedy e contro la guerra in Vietnam. Benché provato dalla malattia, ha lavorato ininterrottamente fino alla fine: il 7 ottobre è uscito nelle sale americane “Gold Star”, opera prima di Victoria Negri, in cui interpreta l’anziano padre della protagonista.
L’angolo di Michele Anselmi / Scritto per Cinemonitor
foto di Michele Anselmi.