DI UMBERTO SAMMARINI
UMBERTO SAMMARINI
Avete presente Donald Trump, quel bambinone di settant’anni con un’acconciatura creata apposta per lui da Fuksas, la moglie rinsecchita e sciatta e pure un figlio piccolo, oltre i quattro grandi? Certo che l’avete presente, so giorni che ci rompono le balle perché è diventato presidente degli USA, battendo la tossica di email Hillary Clinton. In qualche modo, Trump, ha incrociato anche i destini dell’Italia. Mc’Donald è l’esempio vivente che i soldi, nella vita, non possono tutto. È talmente capoccione che a scuola, nonostante i miliardi di papi, gli insegnanti non sanno come aiutarlo senza essere arrestati per corruzione. Viene dirottato in un’accademia militare, fra football e ferrea disciplina, la sua intelligenza sboccia come un ranuncolo a primavera. Potrebbe diventare un secondo Patton, preferisce seguire le orme del padre nel settore immobiliare, si fa prestare quattro spiccioli ( un milione di $ ) e parte alla conquista del mondo. Oh, ci riesce. Vabbè, con gli anni ha evaso tasse per miliardi, anche per quello ci vuole abilità. Non è razzista Trump, a parte i neri, i gay e gli immigrati, per il resto gli sono tutti simpatici. Anche lui è simpatico a tutti, tranne a Moore, De Niro,Pitt, Clooney, Dylan, solo per citarne alcuni. Madonna aveva promesso addirittura un regalo a chi votava Clinton, la polizia ha dovuto disperdere un migliaio di camionisti villosi che stazionavano allupati sotto casa sua. Anche le amicizie sono tranquille, mò sfatiamo ‘sta leggenda del Ku Klux Klan, ormai sono anni che non bruciano più nessun nero, al massimo gli fanno buuu. Non ama il lusso, la sua catapecchia Trump Tower, un incrocio fra il museo egizio, quello babilonese, la casa di Erdogan, il negozio di un orafo drogato e il mercato delle pulci, è solo rappresentanza. È vero che il figlio piccolo si è messo a piangere ” Papà, non mi voglio trasferire in quel cesso della Casa Bianca ” ancora non conosce i valori della vita, si ricrederà. Unico punto debole, le donne, nessuno è perfetto. Oddio, in base a quello che è uscito durante le elezioni sembra che il debole sia soltanto suo, lo hanno sfanculato tutte, bah? Lory Del Santo assurge alla notorietà televisiva, con il programma nazional culturale Drive In dove, unica terza risicata, si fronteggia con quinte straripanti. Gira qualche film di chiappa e spada, frequenta i salotti buoni, fa ospitate in tv. Si sposta in America e qui, mondo birillo, incontra Trump. Essendo lui uno che fa il broccolone con tutte, gli si incolla addosso e la invita a cena, lei accetta. Adesso, tutti vi aspettate chissà cosa, beh, niente di niente. Non gli ha fatto gesti con la lingua accartocciata, non ha messo la banana e le arance a mo di scultura, non ha cercato nemmeno di infilare la manona sotto il vestito, forse un po’ di piedino, proprio il minimo sindacale. Ad un certo punto ha cominciato ad ammiccare verso i piani alti, dove ci sono le camere da letto, però senza dire niente. Lory è rimasta perplessa ” Sarà stanco e vuole andare a dormire, oppure …? ” Si è congedata, convinta che fosse stanco, altrimenti le avrebbe detto ” Bottana, mo la cena te la paghi da sola ” e non l’ha fatto. A distanza di tanti anni, la piccola Lory è assalita dai dubbi, fosse stata meno impulsiva poteva essere la First Lady, al posto di quel manico di scopa con le tette rifatte. Sfiga nera.
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