DI ELIO LANNUTTI
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Mentre 130.000 famiglie espropriate da Bankitalia e dallo Stato col decreto salva banche del 22 novembre 2015, aspettano ancora regole e decreti attuativi per gli arbitrati, con i partiti di maggioranza che hanno bocciato al Senato la proposta di commissione parlamentare, per accertare le vere responsabilità sul crac di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, Cariferra, un governo che ha emanato decine di provvedimenti tutti a favore delle banche, si appresta a dare il nulla osta all’esonero dei depositi bancari riconducibili allo Stato ed agli Enti locali (poi sarà la volta degli investitori istituzionali?) dalle norme sul bail-in.
In tal modo, crac e dissesti bancari, prodotti dai banchieri e dalla mancata vigilanza di Bankitalia, che continua a propagandare la favoletta di un sistema bancario spacciato per solido, con la ‘vigilanza stringente narrata dal Governatore Visco’ (non immaginiamo cosa sarebbe accaduto se non fosse stata tale), saranno addossati esclusivamente sulle spalle delle famiglie obbligate ad avere un conto in banca, colpevoli di aver risparmiato con rinunce e privazioni di intere vite di lavoro, come delle imprese depositi mandati in fumo dalla collusione della classe politica, con banchieri e tecnocrazie irresponsabili.
Se dovesse passare l’emendamento proposto dal Pd e sottoscritto dalla maggioranza nella commissione Finanze della Camera dei deputati, ci sarebbe l’esonero del bail-in per i depositi bancari riconducibili allo Stato ed agli Enti locali (regioni, province, comuni ed altri enti pubblici territoriali), addossando i futuri crac e dissesti di un sistema bancario pieno di buchi ed al collasso spacciato per solido da una decennale narrazione, sulle spalle di tutti gli altri depositanti, comprese le imprese che potrebbero vedere in fumo perfino il TFR dei propri dipendenti.
Quando si tratta di banche, governo e maggioranza si fanno in quattro per lenire le ‘sofferenze dei banchieri’, (quelle più gravi dei risparmiatori truffati e rapinati, possono sempre aspettare) come dimostrato dalla norma, per spalmare il conguaglio finale del salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti e CariFerrara, stralciata dalla legge di Bilancio e respinta come emendamento ad hoc nel decreto fiscale, per risolvere la questione della regolazione dei contributi degli istituti al Fondo di risoluzione, ossia il salato conto di circa 2 miliardi che il sistema bancario deve al Fondo, nelle quattro banche salvate dal dissesto.
Si tratterebbe di un decreto ad hoc dall’effetto immediato, tale da consentire alle banche di beneficiarne a partire dai bilanci del 2016, che permette di versare il contributo di circa 1,8-2 mld di euro, da spalmare ed ammortizzare in 5 anni, ennesima ciambella di salvataggio per consentire ad Ubi di acquistare le banche in risoluzione ad un prezzo vile, facendo assorbire comodamente 1,8 miliardi di minusvalenze, l’intero valore di carico delle Good Bank sul Fondo stesso. L’ennesimo decreto ad hoc, per favorire e sanare così, la dissennata gestione del credito e del risparmio operata dai banchieri, con il diretto concorso del controllore.