DI GERARDO D’AMICO
GERARDO D'AMICO
Ancora non è finito, ma il 2016 è già stato dichiarato l’anno più caldo dei secoli recenti, per la Terra. Scalzando il 2015, anno più caldo dei secoli recenti, sulla Terra. Prima, c’era stato il 2014. Se un fatto scientifico è quello verificabile e replicabile, siamo di fronte ad un disastro certificato. Ma continuiamo ad inquinare, a vomitare anidride carbonica nell’atmosfera, come se niente fosse. Come se trasformato in una camera a gas questo pianeta su cui abitiamo, ce ne fosse in altro, su cui potremmo andare.
Le cose si metteranno anche peggio, perché al peggio non c’è mai fine, con l’estrema destra contabile che si appresta a bombardare l’ambiente, sopra e sotto i suoi capelli colorati, in nome dei bilanci, dei dividendi, dell’arricchimento personale spacciato per politiche a favore dell’occupazione. A che serve ridare il posto (semmai fosse possibile) ad un minatore del Kentucky se suo nipote morirà per l’acqua inquinata che beve o per i gas che respira o per un ciclone che devasterà la sua ridente cittadina? L’alternativa esiste, ma occorrerebbe formare culturalmente centinaia di milioni di persone adulte, dando loro capacità produttive che non hanno. E ovviamente servirebbe una decisa volontà politica, una sterzata che nessuno vuole veramente fare, tanto meno quelli che sono appena stati eletti dalle decine di milioni di minatori e non, a cui non frega niente del domani e certo non hanno voglia di riconvertirsi.
Credo che non otterranno nulla di quello che sperano, ma intanto a passarsela sempre peggio non sarà solo il povero orso polare. Bisogna ricordarsi di fare un salto alle Seychelles e a Venezia, e a Manhattan e a Londra, prima che siano definitivamente inghiottite dal mare
2016-anno-caldo