DI VIRGINIA MURRU
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Secondo una ricerca del WMO (World Metereological Organization), l’Agenzia Metereologica dell’ONU, le temperature di quest’anno sono state un record storico, si è rilevato un aumento globale di 1,2 gradi rispetto ai parametri preindustriali. Ma è un record ‘relativo’, dato che il 2015 sarebbe stato l’anno più caldo di sempre. Secondo gli studi dell’Agenzia Metereologica, il clima rispecchia il male cronico del pianeta, proiettato verso uno sviluppo senza controllo; l’aumento delle temperature è purtroppo dovuto, in gran parte, ai gas serra trasmessi dalle attività umane. A questo punto sarebbe prudente chiedersi: “ma dove stiamo andando? Perché tanta scelleratezza?”
In ogni caso l’equilibrio del pianeta Terra ci chiede conto del nostro operare, e ci fa anche pagare conti salati in termini di sconvolgimenti climatici che si trasformano in tragedie.
Certo l’ENSO, ovvero ‘El Nino Southern Oscillation’, è un fenomeno climatico ciclico che causa periodicamente ripercussioni non di poco conto sulle temperature. Agisce in modo anomalo rispetto all’equilibrio climatico terrestre, col riscaldamento del Pacifico equatoriale. Influenza la temperatura superficiale della zona tropicale dell’oceano, modificandone anche la struttura, e i venti. Il termine ‘oscillation’ deriva dal fatto che si alternano due fenomeni: il Nino e la Nina. Il primo agisce surriscaldando le acque superficiali dell’oceano, la seconda rappresenta il ciclo di raffreddamento equatoriale, entrambi si avvertono soprattutto nelle coste dell’America del Sud, tra Perù, Cile, Equador, ma vanno anche oltre, in corrispondenza dell’Indonesia.
Il fenomeno, pur essendo ciclico, non presenta caratteristiche di regolarità, e già questo fa pensare ad un equilibrio generale del clima terrestre sovvertito. Il verificarsi delle condizioni descritte, tuttavia, condiziona l’assetto meteorologico di tutto il pianeta.
Basti pensare allo scorso anno, e al riscaldamento che El Nino ha provocato nell’oceano Pacifico equatoriale, alle conseguenze sui territori colpiti dall’anomala irruenza di questo sistema della natura ‘corrotto’, dovuto alla pessima maniera che ha l’essere umano di amministrare il pianeta che lo ospita. Alla base vi è dunque il modo irresponsabile con cui si gestiscono le attività umane legate al progresso tecnologico, e alle sue deleterie conseguenze.
Nel 2015, El Nino, ha causato anche seri danni economici, prosciugando le colture nei campi di riso del Sud Est asiatico, quelle di cacao in Ghana e di caffè in Indonesia. Ma non si limita ai danni alle colture, causa anche uragani nell’emisfero occidentale, con bilanci in termini di vittime e distruzione, che dovrebbero solo fare riflettere. Le ‘incursioni’ climatiche, vere e proprie ‘vendette’ della natura, dovrebbero essere un monito, ma non esiste essere più sordo dell’uomo. Nonostante i meeting e gli accordi internazionali vincolanti per ridurre le emissioni nell’atmosfera, si finisce per non mantenere le promesse, e la situazione non può che volgere al peggio.
I cambiamenti climatici stanno portando sconvolgimenti ovunque, non vi è nulla di più delicato dei regolamenti della natura, anche se, paradossalmente, ci perdona tanti, troppi errori. I cambiamenti stanno arrivando al punto di stravolgere perfino l’assetto dei geni, gli ecosistemi. Sono pervenuti a questa conclusione Atenei ed Enti di ricerca di 10 paesi. Gli studi sono stati divulgati tramite la rivista scientifica Science.
Intanto non sono incoraggianti le dichiarazioni di Trump, che ha intenzione di svincolarsi dal Trattato sul clima firmato da 200 paesi a Parigi. Sembra che il neo eletto Presidente degli States, non ne voglia sapere degli accordi siglati da Obama, anzi, è orientato a valorizzare il carbone e l’utilizzo delle trivelle off shore.
Secondo gli accordi presi nella capitale francese, non dovrebbe essere possibile stracciare il Trattato. Gli scienziati che si sono nel frattempo riuniti a Marrakech, però sono in allarme. La possibile ‘fuga’ degli USA, non sarebbe uno scherzo, non sarebbe in definitiva come la ‘defezione’ di Malta, perché sono la più grande potenza economica, e da soli producono oltre il 36% delle emissioni a livello globale. La conferenza di scienziati e ambientalisti, organizzata dall’ONU per trattare dei cambiamenti climatici (Cop22), teme proprio le sortite di Trump. Il meeting di Marrakech, ancora in corso, affronta i problemi sul piano scientifico, non si prenderanno decisioni ovviamente di carattere politico, ma i politici arriveranno comunque, quelli almeno che hanno partecipato e firmato l’accordo di Parigi.
L’Italia sarà rappresentata dall’Unione europea, in quanto ha aderito con un certo ritardo. Per gli USA è atteso John Kerry, attuale Segretario di Stato, e mediatore che ha esercitato il suo peso a Parigi, da sempre convinto assertore della necessità d’intervenire con misure drastiche per la tutela del pianeta. Si spera che alla fine le deliberazioni siano messe in atto nei rispettivi paesi firmatari degli accordi, che il buon senso prevalga sul rischio di decisioni contrarie, che sarebbero davvero scellerate per un pianeta che porta già il segno di troppi sfregi.