DI CARMEN VURCHIO
CARMEN VURCHIO
Non tutti sanno chi fosse “Cranio Randagio”. Molti lo hanno scoperto oggi che non c’è più.
E’ morto sabato scorso a Roma, dopo una festa. Aveva 22 anni e si chiamava Vittorio Bos Andrei. Era un rapper, a quanto pare anche abbastanza conosciuto, nonostante la giovane età, per aver partecipato a un talent show: X FACTOR.
“Un drogato in meno”, si è permesso di commentare qualcuno. Eppure le prove che sia morto per overdose o per un mix di alcool e droga non ci sono. Quindi, prima di etichettarlo come tossico, bisognerebbe attendere i risultati dell’esame istologico e tossicologico. E anche coi risultati in mano, bisognerebbe evitare di sparare su un defunto.
Il ragazzo comunque non aveva anomalie cardiache o cerebrali. Il medico legale ha per ora accertato che non si è trattato di una morte per insufficienza cardiaca.
Chi ha partecipato alla festa ha detto: “ci siamo ammazzati di canne”. Già, ma l’unico che si è ammazzato davvero è lui, questo giovane ragazzo dallo strano nome d’arte: Cranio Randagio. Un ragazzo che cantava la sua depressione, dovuta alla perdita del padre, a soli quindici anni.
“Sono diventato una roccia per non farmi fare male”
“Io che mi detesto perché ho perso anche le tracce di me stesso”
“Penso alla mia morte sempre e solo sotto effetto”
“Chiedo un’iniezione che mi porti all’overdose”.
Ora, leggendo le sue rime, viene quasi naturale pensare che abbia esagerato, che quell’effetto, più volte cantato, gli sia stato fatale. Ma sono supposizioni e non fatti. Parole al vento, come spesso avviene in questi casi. Parole che potrebbero, si spera, essere smentite.
Amava definirsi “pseudo rapper paranoico”, gli amici invece lo ricordano come “una persona con un’anima troppo grande per il suo corpo”.
Avrebbe potuto spiccare il volo nel mondo della musica. Sembra fosse bravo nel suo settore. Invece il destino gli ha giocato un brutto scherzo. Brutto perché a quell’età non si dovrebbe poter morire. La morte non dovrebbe farsi trovare da chi deve ancora vivere. Invece non guarda in faccia a nessuno.
Cosa è accaduto? Il rapper dopo la festa si è addormentato, poi si è svegliato, si è sentito male e ha perso i sensi. E’ morto tra le braccia dei suoi amici.
Fine della sua vita. Fine dei suoi sogni e di quelli dei suoi fans.
«Non doveva morire così un ragazzo solare e allegro»
«La tua musica l’hai portata lassù. Continua a cantare per noi»
Chi volesse ascoltarlo può cercare su internet la sua audizione a X Factor. Ha cantato per suo padre e ha emozionato. Avrebbe potuto emozionare ancora. Se l’è cercata? Anche se fosse, a quell’età si fanno tante sciocchezze, tante. A molti va bene e le raccontano, ridendo, da adulti. Ad altri invece no.
Gli investigatori cercano due spacciatori, che avrebbero fornito droga, in occasione della festa. Questo almeno avrebbero raccontato alcuni amici del cantante.
Per la madre della giovane vittima, Carlotta Mattiello, “qualcuno avrebbe dovuto dire qualcosa”, avvertirla subito, invece non l’ha fatto. Non ha chiamato neanche tempestivamente i soccorsi ma solo dopo un’ora. “Non so se Vittorio poteva essere salvato, questo non spetta a me stabilirlo – dice ancora la madre – ma so soltanto che mio figlio è uscito venerdì sera per andare a una festa e non è più tornato”.
“Mamma, vado a una festa”. Una frase sentita miliardi di volte. Straziante sapere che non la sentirà più.