DI MICHELE ANSELMI
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Tutti gli attori che hanno partecipato a “Perfetti sconosciuti”, il film di Paolo Genovese molto piaciuto agli italiani, al punto da incassare oltre 17 milioni di euro, pare siano alquanto impegnati. Tutti. Bisogna prenotarsi con mesi di anticipo per averli, lavorano come indemoniati: da Marco Giallini a Valerio Mastandrea, da Edoardo Leo ad Anna Foglietta. Va benissimo, beati loro. Un tempo erano altri, evito di fare nomi, poi le mode passano grazie a Dio. Solo che la ciambella viene col buco una volta ogni tanto. Sempre più raramente. Scorro i dati Cinetel dell’ultimo weekend e scopro, tra l’altro: “Che vuoi che sia”, appunto di Edoardo Leo con Edoardo Leo, Anna Foglietta e Rocco Papaleo, pensato per il grande pubblico, ha incassato in cinque giorni 898 mila euro, con ben 400 copie in giro, la media a copia è risibile. Un discreto insuccesso, salvo ripresa miracolosa sempre possibile. Il parere sul film, per quel poco che conta, l’ho espresso su Cinemonitor e qui su Facebook (chi vuole, può trovarlo nella mia paginetta). Ma il problema che vorrei umilmente porre è diverso.
Cari registi e produttori italiani, non esistono cast sicuri e replicabili all’infinito, non inzeppate le vostre storie sempre delle stesse facce, provate a utilizzare interpreti diversi, a seconda delle esigenze drammaturgiche, non sceneggiate i contratti (per usare un antico adagio). Ormai – e gli incassi devastanti dei film italiani, anche di commedia, lo dimostrano – non esistono più ricette sicure. Osare un po’ di più non farà male a nessuno, anzi magari ridurrà il budget crescente di tanti film destinati a restare al palo nonostante i battage aggressivi. Volete che faccia qualche esempio recentissimo?
cattura