CARLO PATRIGNANIDI CARLO PATRIGNANI

C’è qualcosa di sbagliato se gli Usa sono l’unico paese al mondo a non garantire che l’assistenza sanitaria sia un diritto fondamentale per tutti, se al popolo americano non viene riconosciuto il diritto ad ogni tipo di istruzione, a prescindere dal reddito familiare, se aumenta la sofferenza per milioni di lavoratori e se la convivenza con altri esseri umani è messa in seria discussione dal colore della pelle. E’ dai giovani e con i giovani, i più disillusi da quanto accaduto che deve partire La nostra rivoluzione, quella concepita ideata nel suo libro Our Revolution, per riformare non solo il Partito Democratico, ma il più potente Paese del mondo oggi in profonda crisi.

Bernie Sanders il mite socialista del Vermont che ha sfidato, a viso aperto, il gotha del neoliberismo e il suo establishment, non getta la spugna, anzi è pronto a ripartire avendo al fianco le migliaia e migliaia di giovani che lo hanno sostenuto nella corsa alle Primarie, per riformare la cultura dell’onnipotenza, made in Usa, mai toccata e mai, finora, messa in discussione.

E lo fa dopo lo sbarco, non previsto solo dai media, alla Casa Bianca, di Donald Trump, l’alieno che ha saputo intercettare il malessere di un sacco di gente, compresi molti militanti democratici – come è accaduto nelle roccaforti del Michigan, Winsconsin e Pennsylvania – che non hanno apprezzato, e non apprezzano, il tipo di sofferenza e di pena che colpiscono milioni di lavoratori in tutti gli Stati Uniti.

Quella indicata da Sanders nel libro presentato a New York, spiega lo storico e politico Gian Giacomo Migone, già docente di Storia dell’America del Nord all’Università di Torino, è la via d’uscita obbligata per gli Usa ma anche per l’Europa e per il nostro Paese: l’epoca neoliberista dei Blair, dei Clinton ai quali Renzi fa riferimento è definivamente finita e purtroppo lascia ovunque disastri per le profonde diseguaglianze generate, per l’impoverimento di larghi strati sociali, ceti medi compresi e, di contro, pero’ l’arricchimento di una minoranza.

Dalla sua Sanders ha un Movimento di centinaia di migliaia di giovani che lo hanno appoggiato nella sua corsa alle Primarie e sul quale contare ancora oggi. Sì è vero: al meeting di New York ce n’erano 30-40 mila a sostenerlo –asserisce Migone – La speranza è che movimenti analoghi di giovani, già presenti in Europa, come il Momentum For Another Europe – un’altra Europa è possibile – schieratosi al fianco del laburista Jeremy Corbyn e Podemos in Spagna, si rafforzino ancora e prendano piede anche in Italia.

Un segnale positivo è che di Sanders, del mite socialista del Vermont, e della sua concreta battaglia per il Socialismo del XXI° secolo, come di Corbyn, se ne siano accorti in Italia, seppur in ritardo, intellettuali e politici, come di recente Pier Luigi Bersani.

La lezione americana, insomma, ha fatto saltare il modello tanto in voga in Occidente, sintetizzabile in uno slogan efficace: la sinistra liberal che insegue il centro e la destra più o meno conservatrice, è perdente.