DI FEDERICO MELLO

Matteo Salvini ha detto recentemente che a noi italiani “conviene” la vittoria di Donald Trump: “Io ho letto il programma di Trump, agli italiani conveniva proprio la sua vittoria”. Ha detto proprio così.

Non so cosa ha letto Salvini del programma di Trump, spero però che non gli sia sfuggita la parte in cui il neo-presidente propone di difendere le imprese americane con dei dazi. Se così farà davvero, i macchinari prodotti in Padania ed esportati oltre-oceano costeranno molto di più di quelli prodotti in America e, di conseguenza, venderanno molto meno. Risultato? Grande giubilo per le imprese e i lavoratori americani, grande incazzatura per le imprese e i lavoratori padani.

Mi è sembrato sempre questo il lato comico del protezionismo e del nazionalismo: se lo fa solo uno, gli conviene, ma se lo fanno tutti, finiscono per farsi la guerra.

Ci siamo già dimenticati la storia del Novecento: negli anni venti, dopo un conflitto che aveva lasciato solo macerie, ecco la crisi economica, la frustrazione dei reduci, la rabbia contro le istituzioni, quindi il nazionalismo, i regimi dittatoriali, il protezionismo, la retorica dello spazio vitale, un’altra guerra devastante.

C’è da sperare che stavolta le cosa non vadano allo stesso modo. Altrimenti quando alcuni di noi, qualche decina al massimo, armati di bastoni, ci aggireremo in cerca di cibo tra ruderi radioattivi, sarà troppo tardi per chiedere il conto a Salvini: “Matteo, scusa, com’era quella storia che ci conveniva la vittoria di Trump?”.  DA FB