DI ALESSANDRO GILIOLI
ALESSANDRO GILIOLI
Le proposte di abolire o limitare il suffragio universale sono vieppiù crescenti, e con autorevoli quanto sdegnati testimonial.
Tuttavia esse potrebbero andare incontro a un curioso ostacolo: chi può decidere di abolire o limitare il suffragio universale?
Improbabile infatti che la decisione di abolire il suffragio universale venga presa a suffragio universale.
Intanto, difficilmente la proposta passerebbe. Ma se anche passasse, nel caso tale nuova norma nascerebbe gravida di contraddizioni, in quanto a legittimità: sarebbe infatti stata decisa da un soggetto – l’elettorato universale – che si è appena deciso non essere legittimato per decidere. Quindi ciccia.
Esclusa questa possibilità, per la sua doppia debolezza intrinseca, si dovrebbe pensare ad altre strade.
Ad esempio, che uno più robusto degli altri si alzi un mattino e dica: ohi, da oggi non c’è più il suffragio universale, ho deciso io.
Tecnicamente si chiamerebbe “golpe” e non si può dire che sia esattamente una soluzione innovativa, nel mondo, ma ammettiamo che vada così. Che quindi il suffragio universale venga abolito per imposizione di uno più robusto che ha deciso di abolirlo. A questo punto si aprirebbe un ancor più stimolante dibattito: con che cosa sostituirlo, questo suffragio universale appena abolito?
Intuitivamente un’ipotesi sarebbe che il tizio più robusto, quello che ha fatto il golpe, agisca in modo classico: invece del popolo, che non sa un cazzo e non capisce un cazzo, decide tutto lui con i suoi amici.
Anche in questo caso però lo scenario non sarebbe inedito: il tizio robusto e i suoi amici che decidono tutto vengono chiamati infatti, da sempre, “giunta militare”. E dato che questa soluzione, in passato, non ha dato buoni frutti e non ha una bella immagine, è difficile che venga riproposta tale quale.
Se ne deduce che occorre trovare un altro modello per sostituire il suffragio universale che non sia solo il tizio robusto e i suoi amici che decidono tutto.
Taluni, ad esempio, propongono di lasciare il diritto di voto, ma di rivederlo in qualche modo. Ad esempio, restringendolo attraverso esami di cultura generale o di conoscenza politica. Non sai cosa sono la voluntary disclosure o il quantitative easing? Confondi Craxi con Bixio, Monti con Tremonti e Scalfaro con Scalfari? Credi negli Ufo e nelle scie chimiche? Lasci il Caps Lock quando esprimi la tua opinione su Facebook? Non voti più.
L’idea è percorribile ma aprirebbe alcuni interessanti interrogativi sui criteri di questo esame per concedere – o soppesare – il diritto di voto.
Ad esempio, è più giusto escludere chi non ha letto I Promessi Sposi o chi non sa montare una Billy dell’Ikea? Chi non sa dov’è Andorra o chi non sa come far ripartire un motorino ingolfato? Chi ignora le tabelline o chi ignora l’igiene personale? Chi mette il parmigiano sulla pasta alle vongole o chi si sputtana lo stipendio in Gratta e Vinci?
E se poi bisogna togliere il diritto di voto a chi crede negli Ufo e nelle scie chimiche, perché lasciarlo a chi è certo di cose ancora più assurde come l’Immacolata Concezione di Maria o un Paradiso dove i credenti sono premiati con 72 vergini?
E ancora: come si fa questo esame, con un colloquio davanti a una commissione tipo la Maturità o con un test a risposta multipla che viene poi valutato da un computer? E i componenti della Commissione (o i preparatori del test a risposta multipla) come e da chi vengono scelti? Con una Commissione o con un test a risposta multipla (e così all’infinito)?
Tutte domande che costringono a loro volta a cercare dei criteri di questo esame, appunto, e qui bisogna ripartire daccapo, a meno che non si ritorni alla soluzione “tizio robusto che decide i criteri” (cioè di nuovo “golpe”) oppure si stabilisca che i criteri per decidere come fare l’esame per limitare il suffragio universale vengano decisi a suffragio universale, il che tuttavia ci riporterebbe alla contraddizione di cui sopra.
Altrettanto complessa sarebbe la decisione di escludere dal voto persone di una determinata fascia d’età, oppure di dare un valore minore al loro voto come i millesimi di chi in un condominio ha solo una cantina.
Per carità, anche tale proposta è del tutto legittima, ma a decidere che oltre una certa età il voto vale meno, esattamente, chi sarebbe? Cioè la soglia verrebbe decisa a suffragio universale, così di nuovo smentendo in partenza l’assunto che si vuole affermare, vale a dire che il suffragio universale non è legittimato a decidere? Oppure la soglia verrebbe decisa solo da quelli sotto una certa soglia? Ma quale soglia, se non è stata ancora decisa?
Insomma, vivissimi auguri a tutti gli anti-suffragio universale.
Hanno di certo ottime ragioni nel mostrare quali orrori produca un sistema così arbitrario, relativista e volatile come quello del suffragio universale, ma non è semplicissimo stabilire quali altri sistemi potrebbero sostituirlo, e con quale legittimità.
Ad esempio, potrebbe alzarsi uno e proporre di escludere dal voto quanti siano contrari al suffragio universale. E gli riuscirebbe difficile, agli anti-suffragio universale, dire che questa idea è meno valida e legittima della loro.
voto