DI ANTONIO AREDDU
ANTONIO AREDDU
Roberto Mancini aveva qualche anno meno di me. Lo avevo conosciuto in una vacanza in Tunisia nell’estate del 1992 mentre stavo leggendo un testo sulla Resistenza a Roma. Mi approcciò simpaticamente: “Ma sei ‘n professore me sa…”. Poi con un accento romanesco accentuato mi raccontò che aveva smesso di studiare dopo la maturità classica conseguita al liceo “Augusto”. A cena la sera teneva alto il nostro umore con battute a raffica. Parlammo a lungo, mi disse che era un compagno, che quando abitava in via Lorenzo il magnifico vicino piazza Bologna i casalesi gli avevano fatto trovare una corona sull’automobile e un’altra quando stava andando a Regina Coeli per una testimonianza. Quell’estate aveva una compagna che di mestiere faceva la ballerina.Scherzava dicendo : “Fammo un film “Il poliziotto e la ballerina”. Fu un amicizia molto forte durante il biennio 1992-1994. Io attraverso un periodo felice. Decidemmo di passare le vacanze insieme e fu Malta. Era un tipo istintivo e non ci pensava due volte a mandare a fanculo qualcuno. Mi ricordava che andava a lavoro con “Il Manifesto” e i colleghi erano inorriditi. Veniva da famiglia povera, era nato a Cinecittà e una parte dello stipendio lo dava alla madre per pagare l’affitto di casa. Poi la ballerina lo mollò e venne ad abitare vicino a me sulla Tiburtina. Alla fine del 1994 rideva molto poco. Poi i rapporti si diradarono fino al 1997 quando mi aiutò in un problema noioso che ebbi in quell’epoca. E lui sempre: “Tu stai a fa sempre l’intellettuale….”. E io : “Robbè che posso fa?”. E poi io sono andato via dalla Tiburtina . L’ho perso di vista poi venni a sapere che era morto di cancro per via che aveva indagato sulla terra dei fuochi. Ciao Roberto

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