DI MANUELA PALERMI

MANUELA PALERMI

Dice Renzi che conta sulla “maggioranza silenziosa”. Un oggetto sconosciuto nel dibattito politico attuale. Che pure nel passato è stata, per circa due anni, una impresentabile formazione politica. Si tenta di farlo infatti nel 1971 a Milano ad opera di democristiani, missini, monarchici, liberali, contro il movimento del ’68. Il nome di uno dei suoi fondatori, il dc De Carolis, sarà trovato negli elenchi della loggia massonica di Licio Gelli. La maggioranza silenziosa era (ed è) animata da un ferreo anticomunismo, che ha accompagnato per anni la militanza politica di tante e tanti di noi. E’ questo che passa nella testa di Renzi quando ne parla? Sa a cosa si ispiravano i suoi adepti, individualmente e collettivamente?
Nei miei ricordi e nella mia esperienza, la maggioranza silenziosa è tenuta assieme dal panico per il futuro. La maggioranza silenziosa ama la continuità, detesta le sorprese, non vuole scorrerie democratiche. La maggioranza silenziosa è vile e traditrice, incattivita dal complesso di inferiorità. La maggioranza silenziosa compiace tutti e detesta tutti. La maggioranza silenziosa è favorevole all’ordine, alla sicurezza, alla proprietà privata, anche se essa per prima vive nel disordine, nell’insicurezza e nella miseria. La maggioranza silenziosa detesta l’eguaglianza come strumento demoniaco, se ne sente oltraggiata.
La maggioranza silenziosa è la marcia dei quarantamila quadri Fiat che a Torino, il 14 ottobre, sfilò contro l’occupazione operaia della fabbrica che durava da 35 giorni.
Il popolo del Pd che diventa maggioranza silenziosa è più di uno scherzo del destino.

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