DI OLIVIA GOBETTI
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Anche il prossimo 25 novembre verrà celebrata la “Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne”, iniziativa istituita dalle Nazioni Unite nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica circa le violenze perpetrate sulle donne di ogni parte del pianeta.
Parliamo di noi: secondo i dati ISTAT, dall’inizio del 2016, nel nostro Bel Paese ci sono stati oltre 30 femminicidi, dei quali, nella maggioranza dei casi, l’assassino era un familiare o una persona con la quale la vittima aveva avuto una relazione. Sempre secondo i dati dell’Istituto Nazionale di Statistica, nel giugno 2015, in Italia, 6 milioni e 788mila donne hanno dichiarato di aver subito nel corso della propria vita, una violenza fisica o sessuale.
In quanto donna, permettetemi alcune riflessioni sull’utilità o meno di questa Giornata. Si è visto che i femminicidi aumentano in un modo esponenziale, nonostante i media si diano un gran daffare per divulgare ogni singolo dettaglio dei tanti crimini efferati, dove troppe donne vengono private della loro dignità e, nei casi più gravi, della loro stessa vita.
Pensate veramente che basti una Giornata dedicata alla violenza per risolvere un problema di simile portata? Un suggerimento per un “break” di ventiquattr’ore rivolto agli uomini violenti? A quelli che tra le mura di casa, hanno pugni, calci o schiaffi facili? A quelli che, giorno dopo giorno, trattano la propria donna al pari di un oggetto di proprietà arrogandosi il diritto di trasformare la sua vita in un inferno sulla terra? Qualcuno è davvero convinto che un essere di quella specie (chiamarlo uomo sarebbe troppo), possa concedere una tregua alla sua vittima, o sia in grado di riflettere e cambiare atteggiamento? Se la questione non fosse tragica, ci potrebbe persino strappare un sorrisetto ironico: una sorta di Natale anticipato dove gli Orchi si tramutano magicamente, nell’arco di una giornata, in mansueti agnellini. Riuscite a immaginarveli?
Essere “contro” la violenza sulle donne non è sufficiente. Il messaggio, quello vero e importante, io lo lancerei alle donne. A tutte, indistintamente: al primo segnale di violenza, denunciate. O meglio, denunciate e allontanatevi. Chi alza le mani su di voi per la prima volta, di certo l’ha già fatto: con un’altra. Non giustificatelo perché lo rifarà. E rincarando la dose. Il suo, è un modo per rivendicare un ego malato che necessita di farsi valere su persone da sottomettere, fisicamente più deboli. L’amore è altro. La gelosia spinta a livelli parossistici è solo indice di sentimenti contorti. L’amore non è possesso, ma la massima espressione di libertà. La stessa che ci permette di essere completamente noi stessi e di darci all’altro in un modo spontaneo, naturale e completo.
Esseri senza palle, mariti e, molto spesso, padri inesistenti e anaffettivi. Anime scure prive di coscienza che vi faranno perdere anni di vita, nel tentativo di convincervi che siete sempre e comunque voi ad essere dalla parte del torto.
E un altro messaggio, non meno importante, lo indirizzerei alle Forze dell’Ordine: non sottovalutate mai la richiesta di aiuto di una donna. Potreste salvarle la vita.
Meno proteste e più fatti. Il silenzio e l’indifferenza rappresentano il vero grande nemico perché hanno il potere di creare il vuoto attorno e di costruire ponti tra noi e la paura.