DI FEDERICO MELLO

Dalla pagina Facebook.

Di questi tempi anche i giornalisti godono di pessima reputazione. Sono accusati – non senza motivi – di essere poco liberi, di difendere interessi specifici, di occultare alcune notizie o enfatizzarne altre.

Io però non penso che sia solo questo, quello della “censura” e dell’autocensura, il problema del giornalismo. In questi anni molta informazione ha cavalcato la realtà più che raccontarla. Molti giornalisti e operatori della comunicazione, per un banale – ma pericoloso –meccanismo di mercato, per vendere di più, avere più share, più click; hanno rinunciato a raccontare il mondo in modo critico. Molti hanno fatto storytelling piuttosto, suggestione invece che informazione, confermando stereotipi, costruendo tesi a tavolino, dicendo alla gente quello che questa voleva sentirsi dire e non quello che doveva sapere.

Gianlugi Paragone, in uno spot della sua trasmissione “La Gabbia” ha teorizzato questo approccio: “Ogni giorno vi diamo nuovi motivi per indignarvi” dice guardando in camera. Come lui decine, centinaia, di “destra” e di “sinistra” e “5Stelle”, convinti che lo scopo del nostro lavoro sia indignare e non informare.

Già gli algoritmi e i social network alimentano il peggio dell’animo umano. Ma se poi ci si mettono anche i professionisti dell’informazione, c’à poco da stupirsi che cittadini male informati compiano scelte scellerate.