DI GABRIELE BOJANO

Caro aspirante giornalista, ti ho visto ieri in redazione: avevi negli occhi l’entusiasmo per un mestiere che ritieni avvincente, sorprendente e portatore di continuo movimento e novità. Camminavi già un paio di centimetri sopra il pavimento, mi hai stretto la mano con noncuranza e già questo non va bene: ricordati che l’umiltà è la regola fondamentale per fare bene il giornalista. Umili sono stati Indro Montanelli, Enzo Biagi e Tiziano Terzani e non mi dilungo a dirti chi sono stati perché spero che tu lo sappia. Il sacro fuoco della cronaca ti arde, vuoi stare in prima linea e sogni di andare a fare l’inviato di guerra. Ma sappi che in questo mestiere dovrai anche mangiare tanta di quella merda e dire che è buona. Conosco fior di colleghi che per una vita hanno scritto i mosconi, le brevi molto scoccianti su nascite, lutti e matrimoni. Lo hanno fatto però con grande dignità e professionalità.

Hai mai sentito parlare di Gaetano Afeltra? È stato un impareggiabile uomo-macchina, oggi si direbbe un deskista. Al punto che qualcuno ha insinuato che non sapesse scrivere. E invece in tarda età ha dimostrato di essere uno scrittore sopraffino. Quando abbracci questo mestiere non sai mai se sarai ricambiato. Quindi regolati di conseguenza: non fare progetti troppo impegnativi se no rischi di rimanere deluso. A tutti piacerebbe lavorare per lo scoop del secolo girando il mondo attorniato da donne stupende. Poi invece alla realtà dei fatti ti tocca riscrivere in italiano corretto i pezzi dei collaboratori e condividere la scrivania con un collega con cui scambi giusto poche parole di rito.

Non è pessimismo il mio, ma la cinica realtà. Soprattutto in un tempo di crisi in cui i giornali non si vendono e i giornalisti si acquistano. Ecco, era proprio quello che in conclusione volevo dirti: attento alle lusinghe del potere, se per una volta ti dimostri accondiscendente non te ne esci più. Per me fare l’addetto stampa di un politico non è giornalismo, e’ un’altra cosa, cosa non so. Schiena dritta, caro aspirante collega, che ci penseranno i giorni, settimane, mesi, anni seduto davanti al computer a curvartela. Se ritieni che tutto questo non sia per te un problema e che ogni avversità andrà affrontata sempre con serenità, evitando quegli atteggiamenti da primadonna che irritano e non portano da nessuna parte, allora sarai giornalista, ragazzo mio, e ti si schiuderanno le porte di un mondo in cui come è difficile entrare e’ altrettanto complicato uscirne. Tuo Gabriele Bojano