DI CHARLOTTE MATTEINI

CHARLOTTE MATTEINI

Da qualche settimana sto seguendo l’evoluzione del caso delle firme false presentate da alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle a sostegno della candidatura a sindaco di Palermo di Riccardo Nuti nel 2012. La storia è abbastanza semplice, a tratti tragicomica: a causa di un errore nella compilazione dei dati anagrafici di uno degli allora candidati di lista, la candidatura del Movimento 5 Stelle rischiava di saltare per vizio di forma. A quel punto, non essendoci più tempo per raccogliere nuovamente le 2000 firme autentiche, qualcuno ha deciso di ricopiarle in altri moduli corretti. Questi moduli sono stati presentati e autenticati da un cancelliere e la candidatura è stata effettivamente accettata. Grazie alla denuncia di un ex attivista, raccolta da Filippo Roma de Le Iene, la vicenda è tornata alla ribalta perché sono stati reperiti i famosi fogli contenenti le firme originali che, una volta confrontati con quelli presentati dal M5S palermitano, hanno in qualche modo costituito una prova più solida delle sole denunce dell’ex attivista. Per farla breve, la procura ha riaperto l’inchiesta, che era stata archiviata 2 anni fa, e oggi Claudia La Rocca, deputata regionale dell’Assemblea siciliana, si è spontaneamente presentata dai magistrati per ammettere il reato compiuto, tirando in mezzo altri esponenti del M5S palermitano e nazionale. Tutta questa manfrina, per arrivare alla mia conclusione: sto leggendo da tutto il giorno i commenti di alcuni attivisti del Movimento, che arrivano a negare il reato perché le firme sarebbero state solamente ricopiate e non davvero falsificate (sic), altri sostengono invece che sia tutta una bufala o una macchinazione giornalistica. Non tutti i grillini, sia chiaro, ma ne vedo molti cercare di giustificare l’ingiustificabile. Le mie considerazioni sono due: probabilmente se in questi articoli dedicati al caso palermitano i protagonisti della vicenda fossero di Forza Italia, Partito Democratico, Lega Nord, Fratelli d’Italia o altri partiti, le reazioni di quegli stessi grillini sarebbero state diametralmente diverse. La seconda considerazione, invece, riguarda il clima politico che si respira in questo paese, clima che i grillini contribuiscono a creare, ma allo stesso tempo non ne sono gli unici artefici: temo davvero che il grosso problema dell’Italia sia questa fortissima partigianeria che porta qualsiasi attivista di qualsiasi partito a difendere a spada tratta qualsiasi errore commesso dai propri paladini politici, arrivando a giustificare comportamenti indifendibili, bollando come bufale le notizie sgradite, sostenendo che i giornalisti che parlano di certi argomento siano dei venduti. Funziona un po’ come quando ci precipitiamo a giudicare i comportamenti di persone che reputiamo nemiche e allo stesso tempo siamo pronti a difendere l’amica che assume quello stesso comportamento che poco prima abbiamo messo alla berlina, è lo stesso schema mentale. Sarebbe bello, per una volta, provare a dare le notizie senza scrivere nè il nome del politico implicato in un’indagine nè il partito d’appartenenza e vedere l’effetto che fa. Sarebbe un bellissimo esperimento sociale, che potrebbe aiutare a comprendere e mettere in luce queste dinamiche umane ancor prima che politiche.