DI LUCA SOLDI

 

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Renzi gioca più facile le sue carte in questo referendum perché uno dei fronti dell’opposizione e’ decisamente spaccato. Poi, sono bastati pochi giorni e l’elezione di un Trump “qualsiasi” per scombussolare le acque già agitate del centrodestra.
Non bastavano le confusioni di una campagna decisamente anti Renzi ma che nel merito vedono il mondo della destra più in sintonia con il Si, con il “disegno” del leader unico al comando, piuttosto con quel No, a difendere i valori della Costituzione repubblicana. Contraddizioni accentuate dalla mancanza di un erede e dai tanti capetti che si affacciano via via, a seconda del vento.
Parisi, diventato il coordinatore dopo l’investitura dell’ex-cavaliere, pareva destinato ad una luminosa carriera come tranquillizzante politico della destra italiana.
Niente di tutto questo, l’elezioni americane hanno sparigliato tutto accentuando i malumori che erano già nell’aria. Così nessuno si è stupito degli affondi fiorentini di Salvini che riprendendo energia ha voluto colpire il malinconico astro nascente della destra di governo.
Ed i ferri corti fra i due non potevano seguitare molto e così Berlusconi a poche ore dal bagno di folla di Firenze, per Salvini, ha dovuto togliere l’ossigeno al suo erede.
La sentenza è arrivata con parole pronunciate di martedì mattina da Silvio Berlusconi nel corso di un’intervista a Radio anch’io: “Parisi sta sta cercando di avere un ruolo all’interno del centrodestra ma avendo questa situazione di contrasto con Salvini credo che questo ruolo non possa averlo”.
Proseguendo nel ragionamento ha poi sottolineato che “tutti i partiti che fanno parte della coalizione sanno che, se la rompono, si condannano all’irrilevanza. Stiamo lavorando a un programma condiviso, il resto appartiene al teatrino delle schermaglie e delle ambizioni personali. La nostra è un’alternativa liberale alla politica di sinistra e al populismo di Grillo”.
A conferma del clima teso in serata è arrivata la replica dell’ex candidato alla poltrona di sindaco di Milano: “Non si governa con gli slogan. Con le ruspe non si governa l’Italia”, ha replicato Parisi nel salotto di Vespa, aggiungendo un lapidario: “Chi sta con Salvini perde le elezioni”.
Sentimento ricambiato dal leader leghista che a una domanda su un possibile accordo con l’ex candidato sindaco a Milano, nei giorni precedenti la recente rottura, aveva replicato secco: “No. Con gli amici di Alfano, Verdini, Cicchitto non si costruisce il futuro del Paese”.
Naturale reazione quella di Berlusconi, l’eutanasia non aveva alternative e così Parisi ha avuto una vita breve. Breve quanto quella di un gatto sull’autostrada in un “tranquillo” fine settimana d’estate.