DI CORRADO GIUSTINIANI
CORRADO GIUSTINIANI
Un fresco dossier dell’infaticabile agenzia umanitaria Habeshia ci consegna storie drammatiche di richiedenti asilo in vari paesi africani. Storie che scivolano addosso ai governi europei, impegnati più a limitare il sacrosanto diritto di fuggire dalle persecuzioni, dalla guerra, dalla negazione delle libertà democratiche, che ad affermarlo e renderlo possibile. Donne e uomini senza difesa. Fra di loro ci sono anche atleti. Qualcuno forse ricorderà il caso della Nazionale di calcio dell’Eritrea. Anche se i giornali vi concessero spazi marginali.
Nell’agosto del 2015, dieci giocatori eritrei, dopo una partita valida per le qualificazioni della Coppa del Mondo, hanno scelto di richiedere asilo politico in Botswana, rifiutandosi di tornare nel paese del dittatore Iasias Afewerki, condannato l’anno scorso dall’Onu per i suoi crimini contro l’umanità (sui media italiani non se n’è quasi parlato), dove non esiste stampa libera, da sette anni ormai sono stati cacciati i corrispondenti stranieri e dove uomini e donne sono costretti a prestare il servizio militare fino all’età di quarant’anni. Da allora nessuno si è più preoccupato della tutela di quei giocatori e del loro futuro. Ormai sono allo stremo, scrive l’agenzia Habeshia, mentre si moltiplicano le pressioni di Asmara perché la Botswana ne decreti l’espulsione e il rimpatrio forzato in Eritrea.
Ecco la nostra proposta: perché l’ Uefa, l’istituzione del calcio europeo che ha lanciato anni fa la meritoria campagna contro il razzismo, non prende a cuore la sorte di questi paladini della libertà? La forza di persuasione del calcio è enorme. Una conferenza stampa, uno spot, potrebbero cambiare la sorte di questi dieci uomini. E perché la Federazione italiana gioco calcio non prende lei l’iniziativa? Il governo italiano si trova per la verità in una posizione abbastanza imbarazzante. E’ stato il promotore, nel 2014, del cosiddetto processo di Khartoum, un accordo fra paesi europei e africani, che detto in due parole funziona così: vi diamo soldi e infrastrutture se bloccate le migrazioni. E al tavolo di Khartoum, beneficiario degli interventi, siede anche il dittatore eritreo.
Un altro caso sportivo riguarda la Tanzania. Se possibile, ancora più grave. Tre giovani, due dei quali ex giocatori della nazionale eritrea di beach volley, hanno chiesto asilo al governo di questo paese, che non l’ha concesso. Si chiamano Tedros Berhane Tesfay, Tresfom Simon Hadigiu, Gebregziabiher Weldu Muhur. I tre si trovano ancora a Dar Es Salaam. Habeshia ha coinvolto inutilmente l’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr).
Nel dossier ci sono tante altre storie disperate. Nelle carceri di Gibuti è rinchiuso da anni un ex pilota militare fuggito dall’Eritrea con il suo aereo da combattimento. Gibuti lo ha accolto, ma paradossalmente lo ha messo in galera…per farlo sentire più al sicuro. L’Eritrea lo vuole come disertore, l’Etiopia ne sollecita l’estradizione come criminale di guerra, accusandolo di aver partecipato a bombardamenti indiscriminati dal 1998 al 2002. Nel Sud Sudan i soprusi avvengono addirittura nel campo dell’Onu di Mba Kandu: l’ultimo è avvenuto pochi giorni fa. Un gruppo di miliziani lo ha saccheggiato sequestrando alcune ragazze. In Sudan a partire dalla tarda primavera si sono moltiplicati arresti di profughi, soprattutto europei. La speranza è che il dossier di Habeshia arrivi su tavoli importanti e scuota le coscienze politiche. Speranza molto flebile, in verità.

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