DI SUSANNA SCHIMPERNA

SUSANNA SCHIMPERNA

Non capisco né le critiche né l’ironia su Bob Dylan. Ha accettato il premio e se ne dice “onorato”, ma non andrà a ritirarlo perché per quel giorno ha già degli impegni. Insomma: così come ha parlato del Nobel solo dopo giorni, adesso decide che il 10 dicembre farà altro. Vuole gestirsi il tempo come gli pare, e niente è più di questo indice di libertà. Notare la differenza abissale tra lui e Sartre. Lo scrittore e filosofo francese si premurò di mandare una lettera all’Accademia quando era solo candidato, poi mandò un’altra lettera quando il premio gli fu assegnato, facendola lunga con le sue motivazioni “soggettive” e “oggettive”, che erano comunque di un cerchiobottismo penoso e pomposo. Dopo un bel po’ di anni cercò quindi di avere i quattrini del premio, che avrebbe voluto devolvere per cause umanitarie (non glieli diedero, erano già stati investiti nella Fondazione). Bob Dylan come sempre non fa scene, non strepita, non si erge a censore, non si atteggia a un cavolo. Semplicemente, e direi pure con una certa educazione e senza dare fastidio a nessuno, fa quello che gli pare. In nome di che? Di quello che gli pare e piace.