DI LUIGI MANCONI
LUIGI MANCONI
Il numero dei detenuti è stato ridotto ma il sovraffollamento esiste ancora in molti istituti. In numerose celle, quasi il 50%, il numero di detenuti presenti impone di stare sdraiati sulle brande per consentire agli altri di stare in piedi e muoversi, lo spazio-giorno e lo spazio-notte si sovrappongono. E dentro questa dimensione di promiscuità coatta la possibilità di conservare la dignità viene costantemente messa alla prova. In carcere si parla della vita in carcere, i criminali parlano di crimini. Come pensare che tutto ciò non scolpisca la mente? Spazi angusti producono pensieri stretti. La dimensione costituisce una prigione della ragione. Il più volte prospettato trasferimento di Regina Coeli fuori dal centro città corrisponde all’allontanamento dalla vista del carcere, luogo deputato a ospitare il male. Di questa istituzione avvertiamo l’intollerabilità alla vista. Tutta l’ingegneria e l’architettura hanno operato nelle direzione di sottrazione dalle relazioni sociali, dalla comunicazione tra il dentro e il fuori.