DI CRISTINA GIUFFRIDA
CRISTINA GIUFFRIDA
Alle porte del Natale, mi piacerebbe poter raccontare una favola piuttosto che un disastro.
Non è così che si trattano le popolazioni
Mi piacerebbe poter scrivere:
“C’era una volta …una sinistra forte di cui un Partito, quello di Togliatti, Longo e Berlinguer, era l’asse portante.
C’erano ideali, c’erano uomini e c’erano mezzi.
Elettoralmente forte ma sempre all’opposizione.
Mai al governo, per una “conventio ad excludendum” di marca democristiana ma anche cattolica, socialista e imprenditoriale.
Si dovette arrivare all’omicidio Moro per far cadere detta “conventio” e per annullare gli sforzi compiuti per arrivare ad un “compromesso storico” che rappresenta, ad oggi, il più alto progetto di strategia politica delineato alla fine degli anni 70 e nei primi anni 80.
Quando c’era questa sinistra, la popolazione si sentiva più protetta, anche se non lo ammetteva o veniva bombardata dai messaggi di “paura” che provenivano dall’est.
Ma l’Italia, seppur con difficoltà, viaggiava come un treno.
C’era “pane e lavoro” per moltissima gente.
C’erano diritti e c’erano doveri.
C’era partecipazione e c’era voglia di credere nella politica.
C’era politica, c’erano politici.
C’era Enrico Berlinguer, un grande, capace di suscitare grandi emozioni e grande rispetto.
Nessuna confusione fra destra e sinistra, sapeva farsi carico dei problemi sia di casa nostra che dell’Europa e del mondo.
Le diseguaglianze sociali erano il suo cruccio
“Lui non ha mai cessato di pensare ad una trasformazione socialista dell’Italia nell’Occidente sviluppato “ diceva Natta riferendosi a Berlinguer.
Viveva nella ricerca continua di una via per sfuggire alla tenaglia dell’omologazione con il sistema corrotto in Italia e dall’altra parte del rapporto con i Partiti comunisti dell’Est.
Sembra una favola per chi non ha vissuto questi tempi, ma invece è stata (passato prossimo), realtà.
La favola, in teoria, proseguirebbe sino al 1984, anno in cui tutto andò all’aria; sia le idee lunghe che il Partito.
Dopo di lui, tutto è franato. Gli oppositori interni di quella alta strategia si rifugiarono ben presto nella politichetta, capace di soddisfare magari esigenze personali ma mai capace di affrontare i temi di fondo dello sviluppo economico, della corruzione dilagante.
Il tempo è volato, ha lasciato per strada tantissimi italiani, man mano sempre più bisognosi perchè ogni governo ha attinto alla fonte del povero facendo sì che il ricco (in modo più o meno palese) potesse proseguire a rimpolpare la sua ricchezza.
Mi chiedo se un referendum come quello che stiamo affrontando con elmetto e scudi, avrebbe avuto non solo questo percorso di guerra ma anche lo stesso costo addebitato alla popolazione italiana. Quella che non mangia il mezzo pollo di Trilussa.
Si è perso il conto sull’effettivo costo di questa campagna referendaria a favore del governo.
In linea di massima suppongo che, usando gli stessi soldi, avremmo potuto dare di più ai terremotati e loro città, alla sanità che invece pare venga ancora sfoltita di oltre due miliardi di euro per l’anno prossimo, alle scuole, ai disoccupati (magari per far trascorrere un natale un pò più tranquillo), ai poveri che tacciono umiliati dentro il cartone della caritas.
Agli anziani a quali si è troncata la vita prima del tempo rendendoli completamente indigenti.
Agli sfrattati “da Lupi” con il suo decreto mille proroghe.
E mangiamo “senato e riforma” tutti i giorni invece perchè la favola è finita nelle mani della “trottola” Renzi, con una preoccupante sovraesposizione televisiva che batte largamente persino quella del Cavaliere che pur disponeva di tre Reti Tv, tutte di sua proprietà. Parla, parla, promette, promette, ma i risultati sono ben modesti. Materia di sinistra nemmeno l’ombra e si vede.
Ha creato poi dei mostri di fanatismo, dei seguaci fedeli (oggi…) che rimbalzano sul web come “grilli” ed attaccano con ferocia come avvoltoi.
Tutti loro, insieme al capo, hanno spaccato l’Italia non hanno diviso la sinistra.
Una guerra fratricida all’ultimo sangue per una Costituzione che abbiamo difeso, tutti insieme, sino a pochi anni fa.
Nessuna riforma al mondo potrà farci raccontare “la favola” dell’uomo che viveva la politica per far sì che “il mondo fosse guardato con gli occhi del più debole per fare un mondo migliore per tutti”.
Nessuna riforma al mondo potrà cambiare il sistema involutivo del pensiero politico divenuto oggi un covo di manager e banchieri.
E mentre loro spendono e spandono i nostri “diritti” tradotti in soldoni, noi preghiamo che domani qualcuno si ricordi che esistiamo anche noi.
Il Paese necessita di sinistra e che la snobbi Renzi e company, è scontato, ma noi?