DI CINZIA MARONGIU
CINZIA MARONGIU
“Il video non mi manca per niente. Mi manca a volte raccontare certe storie, questo sì. Ci sono storie nelle quali mi imbatto e che mi piacerebbe evidenziare. So che saprei farlo in un certo modo. I miei capelli brizzolati? Il trucco inesistente? Non è che volessi spiazzare. Sono anomala. Mi sono ritrovata davanti alle telecamere per caso. Ma non sono mai stata affezionata alla mia immagine. Se avessi condotto “Le invasioni barbariche” vestita così come mi vedi, con questi capelli, avrei fatto tristezza probabilmente. Ma io nella vita sono così. La mia immagine è molto casuale. Ho talmente tanto lavoro da fare che non ho particolare tempo per andare dal parrucchiere o per mettermi lo smalto sulle unghie. Poi invece quando entri in studio hai il dovere di truccarti, vestirti e pettinarti con cura. Per ora mi sono presa una pausa da tutto questo”.
Anche perché dal 16 febbraio 2016, da quando a 55 anni e due giorni è diventata la direttrice di Rai3, ha ben altro a cui pensare. “Questo ruolo è esaltante, non c’è dubbio. Ma lavorare nella Tv di Stato comporta l’applicazione di tante regole stratificate negli anni che finiscono per frenare i progetti di nuovi programmi. Certo, quando ci riesci la soddisfazione è doppia. Ti senti un po’ come quelli che un tempo partecipavano a giochi senza frontiere e riuscivano a compiere un’impresa tra mille ostacoli. Diciamo la verità, il mio ruolo è rognoso perché ti trovi in mezzo tra l’esigenza di applicare regole come la par condicio in proporzioni millimetriche e allo stesso tempo devi garantire l’autonomia editoriale delle produzioni giornalistiche. Sono cose che vanno in direzioni opposte e in mezzo ci stai tu”.

Così Daria Bignardi ha richiamato in servizio la secchiona che in lei. Quella che i primi anni di giornalismo televisivo li ha trascorsi in Rai, a “Milano Italia”, trasmissione rivoluzionaria diGad Lerner (“Da lui ho imparato tantissimo. Una volta dovevo fare un servizio sulle quote latte e mi fece portare una mucca in studio”) e che poi si è ritagliata uno spazio televisivo sui libri a Mediaset. Quanto di più contradditorio ci possa essere. La stessa che ha ancora spiazzato tutti inventandosi conduttrice del reality show dello scandalo, quel Grande Fratello che nel 2000 ha fatto da spartiacque tra la tv dei professionisti e quella dei Signori Nessuno assurti a star. E ancora una volta ora, da direttrice di un canale della Tv di Stato, dopo dieci anni trascorsi a La 7 a mettere sulla graticola con quel suo sorrisetto pseudo-ingenuo politici e protagonisti dello spettacolo, ha preso un po’ tutti in contropiede. Inventandosi una striscia di contro-informazione quotidiana firmata da Zoro, offrendo aBianca Berlinguer, defenestrata dal telegiornale, un rotocalco quotidiano, spargendo pillole di Chi l’ha visto e di Federica Sciarelli all’ora di pranzo e divertendosi a brillare per l’assenza, smentendo chi si sarebbe aspettato una sua “invasione barbarica” sul terzo canale.
“Quando Andrea Vianello mi corteggiava” – Tanto più che, come racconta in questa video-intervista esclusiva concessa a Tiscali.it, l’ex direttore di rete Andrea Vianello “mi aveva corteggiata per due anni. Ma entrambe le volte non se ne fece niente. Una volta avevo la bambina troppo piccola e non me la sentivo di spostarmi a Roma. Un’altra avevo già un accordo precedente”. Ora i suoi due figli sono cresciuti e Daria fa la pendolare: “La mia famiglia è a Milano. Ho i figli adolescenti che sono ben contenti che la mamma sia un po’ fuori dalle scatole. Ma la mamma meno. Soprattutto per la più piccola che anche se ormai ha quasi 14 anni è sempre la piccola di casa. Mi spiace molto non vederli tutti i giorni. Torno il venerdì sera. Ed è naturalmente faticoso e difficile. Ma è faticoso e difficile fare qualsiasi cosa per tutte le donne che lavorano. Io almeno faccio un lavoro stimolante e interessante dove sto imparando un sacco di cose. Sai per una che conduceva programmi da 25 anni vedere le cose dall’altra parte è interessantissimo. Quando conduci e scrivi i tuoi programmi diventi un po’ egocentrico. Non te ne frega granché dei colleghi né dell’armonizzazione del palinsesto. Anche per me, che rimango un autore, è una grande esperienza. Ti aiuta a capire le esigenze degli altri. Quando tornerò a fare un programma sarò sicuramente più buona e più paziente col mio direttore di rete. Questa è una grande lezione”.
Per ora però il suo pane quotidiano è quello di tutti i direttori di rete: ascolti, pressioni politiche, scommesse vinte e altre da rilanciare. Come quella spina nel fianco di “Politics”. Daria Bignardi spiega la sua scelta e fa anche autocritica: “Forse sommare a un formato nuovo sulla politica un volto nuovo è stato troppo rischioso. Ho fatto un salto mortale. Ma il vero problema resta il fatto che gli italiani sono poco interessati alla politica”. Farle notare che in altre reti (come ad esempio La 7) la politica in tv funziona, equivale a farle mettere qualche puntino sulle i: “È vero che Giovanni (Floris, ndr), un mio amico, fa due volte o due volte e mezzo gli ascolti di “Politics” ma è anche vero che li fa con questo formula che si è inventato dove c’è un pezzetto di politica, poi c’è Crozza e poi si parla di pentole o di olio di palma fino all’una di notte. In tv a dettare l’agenda politica è Lucia Annunziata proprio qui su Rai3. Da lei vanno i numeri uno e infatti il suo spazio è raddoppiato: da mezz’ora si è passati a un’ora. E poi noi abbiamo Bianca Berlinguer e la contro-informazione di Zoro”. E la scrittrice che è in lei? ”Avevo finito un libro a gennaio scorso. Doveva uscire a giugno ma poi l’ho rimandato al prossimo gennaio. Non mi sembrava carino andare in giro a presentarlo visto il ruolo che ricopro. È come avere una creatura che non puoi partorire. E questo mi pesa un po’”.
http://spettacoli.tiscali.it/televisione/articoli/Daria-Bignardi-Sono-anomala.-Bilancio-di-9-mesi-da-direttore-Raitre/