DI TONI CAPUOZZO

TONI CAPUOZZO

Va bene: il ciuffo, i rubinetti d’oro, il maschilismo, la cafoneria miliardaria, l’assenza di umiltà e pietà – doti che non abbondano neanche nella dinastia Clinton, e neppure da noi – mi interessa poco o nulla: non voto in America, non è il mio Presidente. E neppure la politica interna americana è in testa ai miei pensieri (anche se la nomina di Steve Bannon a consigliere strategico è inquietante). In realtà la cosa che mi preoccupa di più è la questione dell’ambiente. Sto a guardare con incertezza le eventuali misure protezionistiche, quasi un argine alla globalizzazione, ma non mi dispiace la sua visione del mondo, per ora abbozzata e rozza, quasi un Forrest Gump alla Casa Bianca. Per dirla in poche parole: Hillary Clinton avrebbe continuato a fare il muso duro con la Russia, a tentennare tra il dittatore Assad e una rivolta ormai islamizzata, a protrarre in eterno il sogno di esportare le democrazie, dall’Afghanistan alla Libia, a suon di primavere arabe e missioni di pace a forza di droni. Trump ha suonato la ritirata, le dimissioni dell’impero americano (non a caso Bush e i neocon erano contro di lui). Vedremo le Nazioni Unite, che dalla Somalia in poi hanno inanellato disastri, cosa saranno capaci di fare, e vedremo l’Europa cosa sa fare di meglio: temo molto poco. Vedremo la Nato, i cui sogni di grandezza, insieme con la UE, hanno aiutato la crisi ucraina. Vedremo l’Italia, che resta con in mano il cerino della sua compagnia di militari in Lettonia – e sembra fossimo pronti a schierare i Tornado in Polonia – e con il suo ospedale militare a Misurata. E vedremo come saranno i rapporti con la Cina, con l’Iran, con l’Egitto: tutto da scrivere, ma è un equilibrio planetario che salta e deve riaggiustarsi. Certo, ci sono alcuni perdenti annunciati: dai palestinesi ai sauditi, ma non è detto che il banco saltato non li aiuti a cercare strade di affermazione del proprio diritto a esistere che non siano l’alternativa tra Hamas e una dirigenza corrotta gli uni, e la diffusione del wahabismo gli altri. Bisognerà vedere come si comporterà con la Turchia, che reclama l’estradizione di Gulen (noi di fatto, via Kenya, acconsentimmo che la Turchia – premier turco non era Erdogan, premier italiano era D’Alema – mettesse le mani su Ocalan). Insomma c’è da essere curiosi e preoccupati, ma con calma e gesso: il mondo si ridisegna, e non è un peccato. (segue 4 e ultima…)