DI PIERLUIGI PENNATI

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Caro Bill, è uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve fare …
Quando ho scoperto la cosa non ho potuto trattenere le risa, ma un secondo dopo mi sono reso conto della tristezza che nascondeva, critichiamo un miliardario xenofobo che vuole finire un muro su di un confine senza nemmeno sapere che la prima parte era stata eretta da chi vi si oppone demagogicamente.
Già, perché il muro ai confini con il Messico non è un’opera od un’idea nuova. No, assolutamente, il muro c’è già e lo fece costruire a partire dal 1994 il presidente Bill Clinton, marito della candidata sconfitta da Trump con il quale condivide partito ed idee.
Quindi fu Clinton marito, a costruire il muro di Tijuana, lungo ben 3.140 km e chiamato dai messicani “della vergogna”, che si erge da venti anni a simbolo della xenofobia innata americana.
Già, xenofobia innata, sono esagerato?
Forse, e forse qualche statunitense D.O.C. potrebbe sentirsi offeso, ma io negli States ci sono stato almeno una volta e non capivo perché dovevo avere un visto per entrarci, nemmeno in Israele me lo avevano chiesto, e, soprattutto, perché questo visto fosse “strettamente temporaneo”.
Ancora oggi che il visto è stato “abilito”, ma nei fatti sostituito da un altro tipo di certificazione e controllo spontaneo, siamo “visitatori sotto osservazione”.
Gli statunitensi sono xenofobi contro loro stessi, perché in quella nazione non esiste uno ius sanguinis, come negli stati xenofobi europei e come in Italia dove per questo lo si vorrebbe eliminare od almeno mitigare, negli USA esiste solo uno ius soli, cioè una cittadinanza attribuita per luogo di nascita.
La naturalizzazione è, ovviamente, possibile in entrambi i regimi, ma lo ius soli statunitense ha una ragione precisa, dato che gli statunitensi di oggi non sono per nulla tutti nativi americano, ma sono una sorta di invasori, giunti per lo più dall’Europa, che hanno importato con sé schiavi e relegato i nativi in “riserve indiane”.
Quindi il diritto di essere americano deve obbligatoriamente dipendere dall’essere nato sul posto, magari usurpando il terreno al legittimo proprietario. La famosa “legge del far west”.
Così se una donna è incinta viene rifiutata alla frontiera, altrimenti il figlio diverrebbe statunitense e, cosa peggiore, potrebbe ambire a diventarne presidente!
Per questo non si può restare sul suolo americano per lungo tempo e senza un permesso ed un controllo specifico, facendo si che il popolo che insegna democrazia e civiltà a tutto il mondo sia invece nei fatti razzista ed incivile, persino con i suoi progenitori.
Ecco quindi che il tedesco/scozzese Donald Trump oggi vuole continuare il lavoro xenofobo e condannato da una discendente inglese, Hillary Clinton, moglie di William Jefferson Blythe III, poi diventato Bill Clinton all’età di quindi anni, di discendenza a sua volta inglese/scozzese.
Un bel derby europeo in casa americana su di un tema condiviso da entrambi. Bel capolavoro!
Ma questa è retorica, quello che sta dietro ad un progetto contestato e promosso allo stesso tempo, invece, è proprio la contraddizione che lo sostiene, qualcosa di simile succede in tutto io mondo, persino a Roma Virginia Raggi fu contestata per un progetto di funivia urbana presente anche nel programma del candidato del partito che lo irrideva.
Ho scritto in questo blog di analfabetismo funzionale, ma qui andiamo ampiamente oltre, a furia di celebrare i nostri successi, od i successi dei soggetti che ci interessano, non riusciamo più ad essere obiettivi, non riusciamo più a vedere oltre le cose ed a comprenderne la portata.
Gli americani di oggi sono gli europei di ieri, in tutti i sensi, ma gli europei di domani potrebbero essere quelli che oggi chiamiamo immigrati, rifugiati, etc. e che “ci rubano il lavoro”, “prendono le nostre case”, “sposano le nostre donne”, “parassiti che sanno fare solo figli”, etc, etc.
Quando la massa di “immigrati economici” europei si mosse verso il nuovo continente americano lo invase e nel prese possesso. Terra di nessuno, quindi terra mia.
Un proprietario però c’era e fu confinato dopo sanguinose guerre nelle attuali riserve.
Sarebbe facile e populista dire che noi siamo i nativi americani di ieri e che se non ci difendiamo in tempo finiremo come loro, la realtà è che il mondo è sempre stato piccolo, altrimenti gli uomini, originari del continente africano dai quali ancestralmente discendiamo tutti, non sarebbero arrivati sull’Isola di Pasqua, circondata da un immenso oceano, e nemmeno ai poli, lontanissimi ed ostili, al contrario l’uomo si è diffuso in tutto il globo, colonizzandolo e facendolo progredire fino ai giorni nostri.
Aprire le porte indiscriminatamente o chiudere i cancelli ermeticamente sono due facce della stessa medaglia, una medaglia che non può girarsi a piacimento, ma che deve fare i conti con se stessa, gestire l’emergenza è giusto, ma creare le basi perché la libera circolazione degli umani possa essere davvero una risorsa e non solo un dramma è fondamentale per poter guardare al futuro.
La punizione per non averlo fatto potrebbe essere l’autodistruzione del genere umano così come lo conosciamo.
Utopia? Forse, ma vale la pena di tentare.

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