DI GIULIO CAVALLI
GIULIO CAVALLI
Insomma, sono due giorni che si discute sulla maleducazione (sistemica, secondo qualcuno) di alcuni account twitter contro il governo e il Partito Democratico, si leggono articolesse degne di una nuova guerra fredda dove ci si lancia in elucubrazioni su presunti poteri forti sotterranei: la nuova emergenza sono i toni tropo accesi della propaganda contro il governo. Per carità, ognuno è libero di stabilire la propria agenda politica ma a ingigantire problemi minimi si rischia poi di rimanerne schiacciati. Così mentre alcuni componenti del PD chiedono a gran voce l’apertura di un’indagine su alcuni twittatori ecco che esce l’ennesimo attacco feroce contro il Partito Democratico. «Quello che fece la Bindi fu una cosa infame, da ucciderla» è l’ultima stoccata piena d’odio e di bile che viene scagliata. Autore? Vincenzo De Luca. Il Presidente della Regione Campania, dirigente del Partito Democratico, ospite della trasmissione Matrix ha pensato bene di attaccare la Presidente della Commissione Antimafia con parole degne del peggiore odiatore seriale: «Quello che fece la Bindi è stata una cosa infame, da ucciderla. – ha detto De Luca – Ci abbiamo rimesso l’1,5%, il 2% di voti. Atti di delinquenza politica. E non c’entra niente la moralità, era tutto un attacco al governo Renzi.» E non importa che il gip del tribunale di Roma abbia ritenuto di archiviare la querela che lo stesso De Luca aveva a suo tempo presentato contro la Bindi non ravvisando nessun reato; lo “sceriffo” campano continua a sentirsi in diritto di spargere violenza verbale.
E mentre De Luca si scaglia in fondo si incagliano tutti quelli che vorrebbero convincerci che la rete (e i social in particolare) siano luoghi così dissimili dalla realtà. Ora che le ingiurie e la violenza arrivano da un presidente di regione cosa dovrebbe succedere? Come la mettiamo con le patenti di “superiorità morale” che qualcuno proprio in queste ore vorrebbe decidere a chi affibbiare? Che ne dicono i democratici che hanno parlato di “cyberfango”? L’ennesima pessima uscita scomposta del pessimo De Luca insegna una cosa: l’abbassamento del dibattito politico ha nella classe dirigente il suo esempio più fulgido. Ci troviamo di fronte a un “populismo dei modi” che da anni si è perfezionato per riuscire a raccattare qualche uscita in più sulla stampa: da Salvini a Bossi, Formigoni, La Russa, Giovanardi, Berlusconi l’urlo in faccia all’avversario è diventato il modo migliore per distinguersi. Forse sarebbe il caso, per un secondo soltanto, di impegnarsi in una valutazione generale (non a uso di questo o quel partito) di una propaganda che negli anni s’è fatta sempre più volgare. Forse sarebbe il caso che il Presidente della Repubblica, ad esempio, alzi la voce per svolgere la sua funzione di monito. Forse sarebbe il caso che ci prendessimo tutti meno sul serio e che facessimo le cose più seriamente. Ad esempio. (Ah, a proposito: non c’è nessuna indagine su nessuna Spectre su twitter. Anche questa notizia era falsa, per dire)
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