DI BARBARA PAVAROTTI

BARBARA PAVAROTTI

Matteo Renzi denunciato per alto tradimento alla procura di Roma. E con lui la banca d’affari americana JpMorgan, ritenuta responsabile della crisi dei mutui subprime del 2008, secondo l’inchiesta della procura di New York. A presentare la denuncia il 12 ottobre è stato Elio Lannutti, a nome dell’Adusbef, l’associazione difesa consumatori e utenti bancari, finanziari e assicurativi, di cui è presidente. Insieme all’Adusbef hanno firmato l’esposto anche quattro parlamentari 5 Stelle. La notizia, data in anteprima dal periodico d’inchiesta “La voce delle voci”, è uscita nel totale disinteresse di tutti i maggiori giornali italiani.
Perché si è arrivati a questa denuncia? Che è successo? Ne parliamo con lo stesso Lannutti, protagonista di  30 anni di battaglie a fianco dei correntisti e dei risparmiatori, autore di nove saggi di carattere economico (l’ultimo, “La Banda d’Italia”, Chiarelettere, 2015, è un’inchiesta su Bankitalia).
Elio Lannutti, perché avete denunciato Renzi e JpMorgan per alto tradimento?
Adusbef ha rintracciato indizi gravi, precisi e concordanti che suffragano la manina di JpMorgan nella modifica della Costituzione, la quale, essendo ‘troppo socialista’, intralcia l’agire economico dei banchieri di affari: costoro mirano a imporre l’egemonia degli esclusivi interessi della finanza di carta e del denaro dal nulla sulla sovranità popolare, condizionando il governo Renzi ad approvare leggi liberticide dei diritti conquistati dai lavoratori, quale il Jobs Act.
Scendendo più sul concreto, quali sono i fatti e i documenti su cui vi siete basati per questa denuncia?
Bisogna partire da lontano, da un documento di 16 pagine di JpMorgan del 28 maggio 2013, scoperto e denunciato da Luca Ciarrocca, giornalista fondatore di Wall Street Italia. In questo documento c’è scritto che i limiti dei paesi del Sud Europa non sono solo di natura prettamente economica, ma anche politica. Ecco un passaggio: “I sistemi politici dei paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell’area europea. I sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature e sono rimasti segnati da quell’esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste. E caratteristiche comuni: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti; governi centrali deboli nei confronti delle regioni; tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori; tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo; e la licenza di protestare se vengono proposte sgradite modifiche dello status quo. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna) e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)”.
Riassumendo: la JpMorgan consiglia di superare le Costituzioni antifasciste. E quella italiana, appunto, pensata per impedire una futura svolta autoritaria, deve essere stravolta. Così ha deciso il presidente del consiglio Matteo Renzi accogliendo i suggerimenti di JpMorgan.
Sì, ma in che consisterebbero esattamente i legami fra Renzi e JpMorgan?
I legami sono acclarati e passano anche attraverso Tony Blair, dal 2008 consulente di JpMorgan. Il quotidiano britannico “Daily Mirror” ha scritto: “Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan”.
Alcuni incontri ufficiali sono stati ricostruiti dal giornalista Franco Fracassi.
Primo giugno 2012: l’amministratore delegato della JpMorgan Jamie Dimon invita a cena a palazzo Corsini a Firenze l’allora sindaco Renzi e l’ex primo ministro inglese Blair.
Primo aprile 2014, Londra: ospiti dell’ambasciatore italiano Terracciano ancora Renzi e Blair che durante la cena discutono in privato.
Il giorno dopo, in un’intervista a “Repubblica”, Blair afferma: “In tempi normali sarebbe difficile per chiunque realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano. Ma questi non sono tempi normali per l’Italia. C’è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l’economia”. E sempre Blair al quotidiano britannico “The Times”: “Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l’Italia”.
Ricapitolando. Blair ha confermato il suo appoggio a Renzi sulla strada delle riforme. Ma non è più il politico che parla. Il fu leader dei laburisti (quello che ha tardivamente ammesso che esportare la democrazia in Iraq con le bombe dell’amico Bush ha innescato la nascita dell’Isis) ormai riceve uno stipendio di milioni di dollari per fare da consulente alla seconda banca d’affari più importante al mondo (dopo Goldman Sachs), formalmente denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la “responsabile della crisi dei subprime”, che ha poi scatenato la crisi economica mondiale.
Insomma, voi accusate Renzi di una politica compiacente alla grande finanza internazionale, in particolare JpMorgan.
I fatti parlano. JpMorgan è la banca d’affari prescelta da Renzi e Padoan, per ricapitalizzare il Monte dei Paschi di Siena, dopo averne licenziato in tronco l’amministratore delegato Fabrizio Viola. Mps, la più antica banca, del mondo, nata nel 1472, è stata spogliata e saccheggiata da irresponsabili banchieri con il concorso dei distratti vigilanti, che dopo aver autorizzato operazioni rischiosissime come l’acquisizione di Antonveneta coi suoi 7 miliardi di debiti, hanno assunto la veste di Ponzio Pilato, bruciando il sudato risparmio di intere generazioni con pesanti ricadute sui lavoratori e sui territori, continuando nella segretezza e nella più totale opacità, a favorire banchieri amici, beneficiati così di centinaia di milioni di euro di  commissioni. Operazione che vede, tanto per cambiare, tra i protagonisti principali, l’allora direttore  generale del Tesoro – e poi ministro dell’Economia nel governo Monti – Vittorio Grilli, assoldato nel 2014 da JpMorgan.
In effetti per il salvataggio di Mps si sono incontrati a Palazzo Chigi Renzi e l’amministratore delegato di JpMorgan Jamie Dimon, l’organizzatore della famosa cena. E molto si discute sul mezzo miliardo di commissioni previste per i due advisor dell’operazione, JpMorgan e Mediobanca. Un compenso davvero alto visto che oggi Mps capitalizza appena 542 milioni.
Infatti. Il successo dell’aumento di capitale (5 miliardi) comporterebbe per Jp Morgan una commissione del 4,75% che sia l’ex presidente Tononi sia Viola hanno giudicato elevata e forse, proprio per questo, sono stati dimissionati.
Quindi, nella denuncia presentata il 12 ottobre 2016, chiediamo alla procura della Repubblica di aprire una indagine volta ad accertare se le manovre che hanno indotto il presidente del Consiglio Renzi, per bocca del ministro dell’Economia Padoan, a licenziare in tronco Fabrizio Viola, per piazzare al suo posto Marco Morelli, già in MPS ed ideatore dell’operazione ‘Fresh’ per l’acquisto di Antonveneta, autorizzata dall’ex direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, oggi a capo di JP Morgan in Europa, che guida l’aumento di capitale Mps e che avrebbe imposto lo stesso Morelli, non abbiano avuto la finalità di favorire la banca americana producendo un esborso per la dissanguata banca senese, per centinaia di milioni di euro integrando i reati di truffa.
Chiediamo se tali manovre, che hanno indebolito ulteriormente il valore del titolo in borsa, non abbiano integrato ipotesi delittuose per far avviluppare nella rete di JPMorgan il Monte dei Paschi in ogni sua parte, con l’ex ministro dell’economia, Vittorio Grilli che, in qualità di presidente corporate investment banking della banca Usa per l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente, ha seguito tutti i dettagli dell’operazione sponsorizzandola al premier Renzi e al ministro dell’economia Padoan. Con Marco Morelli, che prima di riapprodare a Siena, aveva lavorato per Jp Morgan. Con Claudio Costamagna, presidente della Cassa Depositi e Prestiti, che ha partecipato agli incontri col Governo e la banca a stelle e strisce, la cui coniuge Alberica Brivio Sforza, da qualche mese è stata assunta da Jp Morgan, settore private banking. In sostanza Jp Morgan ed altre banche, offriranno un prestito ponte di 5 mld, che costerà centinaia di milioni di commissioni, senza rischiare nulla essendo il finanziamento interamente garantito dal Gacs (Garanzia Cartolarizzazione Sofferenze), quindi dallo Stato e dalla fiscalità generale.
Un quadro in effetti che ha suscitato molti dubbi, ma voi siete i primi a farne oggetto di una denuncia.
Sì. E vorremmo sapere anche perché per la ricapitalizzazione di MPS è stata esclusa l’offerta alternativa messa in piedi da Corrado Passera, ex ad di Banca Intesa ed ex ministro del Governo Monti, al quale è stato negato l’accesso ai documenti e la cui lettera di rinuncia si chiude con note di rammarico: «La banca e i suoi amministratori hanno deciso di puntare tutto su una unica alternativa e mi auguro, non solo nell’interesse della Banca, ma dell’intera Italia, che questa strategia, alquanto rischiosa, porti comunque ai risultati sperati. La risposta della Banca è stata inequivocabile e ne siamo molto dispiaciuti».
Tutto questo senza che le  Autorità Vigilanti e l’Anac (foglia di fico funzionale alla propaganda del Governo Renzi), siano intervenute per obbligare gli amici di JPMorgan,  a fornire i documenti richiesti da Passera, non solo per le minimali regole di trasparenza, ma nell’interesse di risparmiatori, lavoratori e nel futuro di una banca, che dopo aver disseminato morti sul suo cammino, come David Rossi ‘suicidato’, non può permettersi ulteriori ombre e sospetti di favoritismi amorali (se non di natura penale).
Molta carne al fuoco in questo esposto..
Già. Nell’esposto depositato si chiede di svolgere tutte le indagini ritenute opportune e necessarie, circa il comportamento delle persone coinvolte nella vicenda denunciata, alfine di verificare l’eventuale sussistenza di fatti costituenti reato, posti in danno di risparmiatori espropriati dei propri beni tutelati dall’art.47 della Costituzione, già per i reati p.e p. dagli artt. 81, 640 e 646 c.p., con le aggravanti di cui all’art. 61 nn. 7 e 11 c.p., e/o per gli altri differenti reati, compresi gli art. 90 della Costituzione e gli art.241; 264; 283; 323; 416 Bis del Codice Penale, che la S.V. ravvisi nei fatti sopra descritti. Con espressa istanza di punizione degli eventuali responsabili per i reati che si riterranno configurabili e sussistenti a loro carico e con espressa riserva di costituirsi parte civile nell’instaurando procedimento penale, anche al fine di contribuire alla affermazione della penale responsabilità dei suddetti soggetti.
E il referendum dunque si collocherebbe a vostro avviso in questo disegno di “assoggettamento” alla finanza internazionale?
Chiari indizi sono le manovre per manipolare gli spread in attesa del referendum, come confermato perfino dall’imprudente ministro dell’Economia Padoan, come prova più lampante degli interessi di agenzie di Rating, banche di affari, potenze economiche e mafio-massonerie internazionali, per tenere in vita con l’ossigeno, un governo che asseconda gli ordini di JPMorgan e della grande finanza criminale e rendere la Costituzione,  uscita dalle lotte partigiane, un inutile orpello funzionale a svolte autoritarie. Ho l’ottimistica speranza, suffragata dal riscontro nelle piazze, su bus, metro, nei mercati, nelle Università e sui luoghi di lavoro che il popolo strangolato, offeso ed impoverito, i risparmiatori espropriati da un governo che salva le banche ed utilizza i manganelli per reprimere il sacrosanto dissenso delle vittime, i lavoratori derisi ed umiliati dal Jobs Act, costretti a contrarre un mutuo ventennale e costose polizze vita per andare in pensione dopo 40 anni di duro lavoro, i giovani indebitati da Renzi al ritmo di 116.000 euro al minuto, col futuro ipotecato da un gravame di debito pubblico arrivato a 2.224,7 mld di euro (+ 114 mld con Renzi),  ai quali la politica ha sottratto ogni speranza, impediranno col No corale, che la Costituzione nata dalle lotte partigiane e scritta nell’unità dei partiti, dai monarchici ai comunisti, possa essere modificata da burattini e cortigiani manovrati dalle banche di affari e dalla finanza criminale, da buffoni di corte e voltagabbana, noti saltimbanchi portati in gita premio perfino negli States da Obama, per premiarne le miserabili capriole.
http://www.lagazzettadilucca.it/cronaca/2016/11/l-adusbef-ecco-perche-abbiamo-denunciato-renzi-per-alto-tradimento/

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