DI LUCIO GIORDANO

Il trentaseienne figlio del popolare cantautore di ‘Notte prima degli esami’, racconta in questa intervista a cuore aperto, il rapporto con suo padre. Che considera un amico ancor più  che un genitore.

“ ‘Come sto?’ Da almeno quattro o cinque anni, quasi tutte le volte che papà ed io ci vediamo,  lui mi saluta cosi: ‘Come sto?’ Poi, con un sorriso ironico e giocoso  aggiunge: ‘Mi trovi dimagrito? Il viso è rilassato? Insomma, sono in forma o no? Solo dopo averlo rassicurato con un divertito  ‘sembri un pischello’, mi chiede:’ E tu come stai?”.

Francesco Venditti, il trentaseienne figlio unico del  cantautore Antonello Venditti e della attrice e sceneggiatrice Simona Izzo, racconta subito questo episodio ricorrente, per illustrare il rapporto che si è instaurato con suo padre  negli ultimi anni. Fa capire, insomma, che tra  loro i ruoli sono cambiati progressivamente. In alcuni momenti è come se si fossero ribaltati. “ Papà oscilla da atteggiamenti di grande sicurezza ad altri in cui lo devo rassicurare, spiega Francesco. Poi, però, quando capisce che le parti si stanno invertendo, mi guarda negli occhi e seriamente esclama: ‘ Amici, va bene. Però ricordati che io sono sempre tuo padre”. Marca insomma il ‘ territorio’, l’interprete di canzoni che hanno accompagnato generazioni intere di italiani, come Ricordati di me e Settembre.

Ma da un’altra frase  di Francesco, una frase iniziale, ‘un incipit’, come lo definisce lui stesso, capisci  che ormai i ruoli sembrano essersi ribaltati per davvero: “ Amo cosi tanto mio padre e mia madre, che nessuno deve provare a criticarli. Altrimenti mi arrabbio sul serio”. Venditti junior, attore di successo di film tv come Romanzo criminale e Mia madre,   si confida nella sua bella casa romana, mentre sfoglia l’album di famiglia. Famiglia che sotto lo stesso tetto ha vissuto solo  poche stagioni.

Antonello e Simona si sposano infatti nel 1975, vanno a vivere a Casal Lumbroso, zona nord ovest della Capitale immersa nel verde, in una villa che hanno visto costruire. Due anni dopo la nascita di Francesco , il cantautore e sua moglie si separano: “ Almeno, racconta Venditti junior, ho avuto la fortuna di non assistere alle loro liti. Ero troppo piccolo. E quando papà ha lasciato casa io non ci ho fatto caso perché non ricordavo nessun momento di quotidianità tra di noi”.

Affidamento alla mamma, il padre che vede il piccolo Francesco un fine settimana ogni due. Un classico. “ Ricordo i sabati e le domeniche insieme. Erano bellissimi, racconta con nostalgia Francesco. Spesso li trascorrevamo in casa. Papà cucinava fettine panate e patatine fritte per due. Consumavamo la cena sul divano, davanti alla tv, mentre vedevamo film e partite di calcio. Poi, quando la Roma giocava all’Olimpico, mi portava allo stadio. In tribuna però. Mentre io avrei voluto stare con i tifosi ultrà. In curva sud. Cosa che mi ha consentito di fare solo una volta diventato maggiorenne. Davanti ai cancelli dell’Olimpico ci salutavamo, per ritrovarci a fine incontro”.

Francesco Venditti

Due giorni ogni quindici. Quattro giorni al mese. Questa la frequenza del rapporto tra i due Venditti. “ Eppure, dice Francesco, nonostante lo vedessi poco, papà è stato sempre presente nella mia vita. Appariva miracolosamente  tutte le volte che ero in pericolo. Come il giorno in cui, a 8 anni,  giocando in casa di un mio amichetto, mi ferii seriamente  al labbro inferiore. Dolore tremendo, mamma era fuori a far la spesa con nonna. Improvvisamente, in casa del mio amico, suona il citofono: papà era passato a salutarmi. Salì le scale di corsa e mi portò all’Ospedale Santo Spirito di Roma da un suo amico medico e cantautore: Mimmo Locasciulli. Un’altra volta, invece, eravamo in auto e le cinture di sicurezza non erano ancora obbligatorie. Papà frenò bruscamente e istintivamente allungò la mano destra per proteggermi dal colpo di frusta”.

Un padre protettivo. Un padre poco presente. Trascinato lontano dal figlio, dalla passione per la musica, il grande amore di Antonello Venditti: tournèe, sala d’incisione, giri promozionali. Francesco ricorda cosi quel periodo:  “ Spesso lo accompagnavo ai concerti ma tutte le volte dovevo attendere almeno venti minuti in auto perché i suoi ammiratori, chiedendogli foto e autografi, non lo lasciavano andare. Il mio odio per la musica parte proprio da questo distacco forzato da papà.

Dunque non ha mai pensato di seguire le sue orme?

Per carità. Quando avevo otto anni papà provò anche a farmi prendere lezioni di pianoforte. Niente da fare. Mi sedevo sulla panca e scarabocchiavo i tasti con il pennarello. Lo facevo per dispetto. Altre volte scrivevo a penna do re mi fa sol per provare a ricordarmi lo spartito. Svogliatamente. Cosi ad un certo punto, dopo quattro lezioni, il maestro di musica prese da parte papà: “io mi sto impegnando ma suo figlio non si applica. Non penso abbia la  passione per la musica. Forse sarebbe meglio lasciar perdere”. Col tempo ho capito che il mio era semplicemente  un rifiuto psicologico. Detestavo le sette note perché mi allontanavano da papà”.

Antonello e Francesco Venditti

Aveva un rapporto migliore con suo padre o sua madre?

Le rispondo cosi: mamma, che adoro, è stata molto presente nella mia educazione. Arrivava a nascondermi  i libri che non le piacevano, per non farmeli leggere. Mio padre aveva invece l’atteggiamento opposto: del finto assente. All’inizio non capivo. Poi mi ha spiegato. “ Io, Francesco, ci sono se tu mi cerchi. Altrimenti ti lascio libero di scegliere e sbagliare”.

E i Natali con chi li trascorreva?

La nostra era una famiglia allargata, racconta con un sorriso Francesco. I miei genitori e i loro rispettivi fidanzati  si riunivano tutti insieme per il mio bene. Cosi, almeno, mi spiegavano mamma e papà. Da bambino però consideravo una pagliacciata, organizzare serate davanti all’albero di Natale  solo per  vedermi contento. Io , infatti, contento non lo ero affatto. Avrei volentieri preferito ripristinare la tradizione dei primi anni di vita: vigilia con papà, pranzo di Natale con la mamma. Da quando sono diventato genitore anch’io, penso però  facessero bene. Per un giorno almeno ci si ritrovava tutti assieme.

Simona Izzo

Ma ha  mai sognato di vedere di nuovo  uniti suo padre e sua madre?

Sinceramente? No. Con due personalità cosi forti come le loro, avrei assistito a liti su liti. In questo modo invece sono cresciuto serenamente. Certo, non mette allegria esser figlio di genitori separati . Ma ero in buona compagnia, all’epoca. Nella mia classe, composta da 25 alunni, ben 20 erano nella mia stessa condizione. L’unico cruccio era non avere un centro di gravità permanente. Ricordo che mia nonna, quando avevo  otto anni, un periodo importante e particolare della mia vita, mi chiese: ‘Che regalo vuoi per Natale?’ E io senza esitare risposi: un armadio. Un solo armadio. Non ne potevo già più di distribuire i miei vestiti e i miei giocattoli tra le casa di mamma, di papà, di zia, di nonna . E di Fabio, il  mio amico del cuore. Purtroppo lo stesso destino è capitato ai miei figli, Alice e Tommaso, 14 e 11 anni , dopo la separazione da moglie, Alexandra La Capria. Due case, due armadi a testa.

A proposito: Antonello che nonno è per i suoi ragazzi?

Adorabile. Papà si dedica molto a tutti e due . Però ogni volta   che istintivamente vorrebbe abbracciarli o baciarli,  si ritrae per pudore. Come molti della sua generazione, infatti, mio padre manca di fisicità. Ma sia Alice che Tommaso stravedono per lui. Sono appassionati di musica e appena possono  vanno a trovare il nonno. Papà li intrattiene facendo ascoltare loro i brani inediti del suo repertorio, oppure i suoi vecchi successi. Finisce che si mettono a suonare e cantare tutti assieme.

Qual è secondo lei la canzone più bella scritta ed interpretata da suo padre?

Compagni di scuola. Un brano che descrive benissimo papà, le sue passioni  ideologiche, la sua sensibilità.

Ha mai scritto una canzone ispirata a lei?

Ufficialmente no. Che l’avesse fatto l’ho scoperto solo una quindicina d’anni fa. Mi trovavo in Puglia, a Monopoli, per girare un film e una  sera, a fine lavorazione, rientrai in albergo stanco morto. Accesi la tv . Stavano trasmettendo un concerto di papà in diretta da Firenze. Tra un brano e l’altro mio padre abbassò il tono della voce. Che ad un certo punto divenne solenne. ‘Questa canzone , disse, la dedico a mio figlio Francesco. L’ho scritta ispirandomi a lui’. La canzone era Peppino Peppino. Solo allora capii che quel figlio dell’amore , come recitava una strofa del brano, ero io. Piansi per la commozione. Avrei voluto correre allo stadio e abbracciarlo. Ma il nostro rapporto all’epoca era ancora ‘ingessato’.

Antonello Venditti

Quando sono cambiate per davvero le cose con suo padre, Francesco?

Che il nostro rapporto stava mutando lo capii alla morte di mio nonno. Una notte venne ricoverato d’urgenza in ospedale. Ricordo perfettamente un’immagine. Papà ed io in auto davanti al pronto soccorso , mentre fuori si era scatenato un temporale violentissimo. In quel momento tragico mio padre  stava soffocando ancora una volta  le emozioni. Cosi mi arrabbiai: ‘papà, gli chiesi alzando la voce, perché non piangi, non butti fuori tutto quello che hai dentro?’.’ Perché un figlio non deve mai vedere un padre in lacrime’, mi rispose. In attesa che spiovesse , iniziammo a parlare intensamente: da uomo a uomo. E non più da padre a figlio. Quattro anni più tardi, morì anche nonna, la mamma di mio padre. Mentre lo confortavo e cercavo di asciugargli le lacrime, lui mi abbracciò. E disse: ‘Sai Francesco,  sei cresciuto molto bene. Hai un carattere forte, hai personalità. Se potessi rinascere mi piacerebbe avere un  padre come te.”. Era il più bel complimento della mia vita. E lo stavo ricevendo proprio da mio padre. Cosi, qualche giorno, dopo gli telefonai. La conversazione fu lunghissima. Ci raccontammo tutto di noi. Alla fine lui sospirò: ‘Figlio mio, quanto tempo abbiamo sprecato’. In questi anni avremmo potuto vederci chissà quante volte e invece siamo stati travolti dalla vita. D’ora in poi, però, cerchiamo di recuperare’. Lo stiamo facendo. Ogni lunedì, cascasse il mondo,  ci inviamo un messaggio per augurarci buona settimana e ripeterci che ci vogliamo bene. E tutte le volte che gli impegni di lavoro ce lo permettono, ci incontriamo anche solo per un caffè e per fare quattro chiacchiere insieme ”.

Da bambino Antonello aveva un forte istinto di protezione, verso il figlio. Ora, invece, la ‘chioccia’ sembra essere Francesco. Venditti junior conferma. “ Si, più passano gli anni e più si amplifica in me l’istinto di protezione nei suoi confronti. Papà ha sessantatre anni. Mi preoccupa quando si affatica per organizzare i concerti, o quando preferisce starsene in casa, piuttosto che uscire. Temo , in maniera esagerata, forse per troppo amore, che un giorno possa invecchiare da solo, senza una fidanzata. A volte gli chiedo: Papà ma tu hai degli amici, degli amici veri? Lui mi guarda. Fa di si con la testa, poi aggiunge: ‘Però, vedi Francesco, non è facile averne. Alcuni amici non ci sono più, altri li ho persi di vista, come capita nella vita. Di altri ancora sospetto che non siano veri amici ma solo persone  interessate a frequentare il Venditti cantautore’ . Del resto Antonello ,secondo la descrizione del figlio “è un uomo poco tollerante e molto riservato, introverso. Diffidente. Un orso, per dirla tutta. Ma è straordinariamente buono e generoso. Anche se dovrebbe essere meno permaloso. Io che lo conosco bene , so che lo è in maniera esagerata. Per questo, quando davanti ad un liceo romano qualche anno fa venni fermato per una foto da un gruppo di studenti che mi aveva riconosciuto come uno dei protagonisti di Romanzo criminale , la mia prima reazione fu di mettermi in posa per lo scatto e tirar fuori la penna per firmare autografi. Poi ci pensai bene. Ero con mio padre, quel giorno, cosi mi avvicinai  ai ragazzi che non lo avevano riconosciuto. Sussurrando dissi loro: ‘Ma sapete chi è lui? E’ mio padre, Antonello Venditti, il famoso  cantautore. Fatemi una cortesia: chiedete una foto e un autografo anche a lui, altrimenti ci rimane male. Per fortuna papà si mise a ridere e insieme ci mettemmo in posa. Per uno scatto in allegria.

PUBBLICATO IL 9 FEBBRAIO 2013  ORE 04.02.