DI MICHELE ANSELMI
michele-anselmi
Con tutto il rispetto dovuto a un produttore abile e dotato di gran fiuto come Fulvio Lucisano, che dal 1958 naviga nelle acque perigliose del cinema spesso cogliendo il bersaglio grosso, viene da chiedersi: ma l’interessato legge ancora i copioni dei film che produce con la sua società IIF, li valuta davvero? Giovedì scorso è uscito “Che vuoi che sia” di Edoardo Leo, con lo stesso Leo, Anna Foglietta e Rocco Papaleo, una commedia certo non pensata per cinefili e palati fini, diciamo sulla scorta di “Perfetti sconosciuti”, e tuttavia a martedì 15, pur essendo uscita in 400 copie con la Warner Bros, stava ancora sotto un milione di euro al box office. Magari non sarà colpa di “Inferno” o di “La ragazza del treno” se è partito così male, no?
Giovedì prossimo, il 24, uscirà, sempre prodotto da Lucisano ma con Raicinema, “La cena di Natale” di Marco Ponti, praticamente un seguito natalizio di “Io che amo solo te” del 2015: stessi attori più qualche new entry, stessa colorita ambientazione pugliese (Polignano a mare e dintorni, la cittadina che diede i Natali a Modugno), stesso clima survoltato da “Mine vaganti” riveduto e corretto, forse con una punta di “Parenti serpenti”. Alla proiezione per la stampa neanche una risata, e pure qui non siamo mica alle prese con una commedia asprigna e a sfondo sociale, di quelle con qualche ambizione d’autore, anche se Marco Ponti, all’epoca di “Santa Maradona”, fu subito acclamato tra i nuovi talenti del cinema italiano. Magari il pubblico risponderà: il primo film della serie, sempre diretto da Ponti e scritto con Luca Bianchini, incassò 3 milioni e 200 mila euro, neppure tantissimo in verità.
A occhio la nuova storia corale, all’insegna di corna, gravidanze e bugie, coglie nel segno solo quando entrano in scena Michele Placido e Maria Pia Calzone, amanti da giovani e ormai suoceri mal coniugati con altri, in cerca di un possibile ritorno di fiamma con fuga a Parigi. Almeno loro due recitano, lavorano sui personaggi, sugli sguardi. Ma gli altri? Da Riccardo Scamarcio a Laura Chiatti, da Veronica Pivetti a Eugenio Franceschini, tutti paiono chiedersi in che film sono capitati. Per non dire di Eva Riccobono, ormai cristallizzata in ruoli sempre uguali a se stessi di vamp sciroccata con l’erre moscia: qui è una lesbica che vuole diventata madre, si fa inseminare da un giovane gay e alla sua compagna molto gelosa confessa durante la fatidica cena di Natale: «Ti amo da molto prima che ci siamo viste al festival “W la fica” di Copenhagen». Dovrebbe far ridere, caro Lucisano?
L'immagine può contenere: 2 persone , tabella, fiore e spazio al chiuso