DI LUCA SOLDI

 

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Sono ancora giornate aperte a nuovi cambi di idea. Ormai ci siamo abituati, adesso il premier ha cambiato ancora strategia, se perde, non rimane, se ne va, questa volta per davvero. E non c’è nessuno spazio, tiene a precisare, per governi tecnici.
C’è una forbice che oscilla fra il 30 ed il 35 per cento che ancora non ha deciso, o meglio che sul voto del prossimo dicembre, è decisamente reticente.
Per questo qualsiasi sondaggio è ancora prematuro e del tutto campato in aria.
E che ne circolino di tutti i colori è ormai noto a tutti. Ed è altrettanto evidente che tutti li seguono e poi si regolano di conseguenza.
Però accade che quelli più vicini al premier vengono gelosamente custoditi, mentre quegli benevoli al NO, sono regolarmente messi in piazza e diffusi quotidianamente.
È chiaro però che sul voto, percentuali, previsioni e campioni statistici, valgono meno di poco , però, allo stesso tempo, traspare evidente che Renzi pare muoversi, nei cambi di carreggiata, seguendo una linea che non è solo determinata dai fatti contingenti e strategie, ma anche dall’andamento di quei numeri tenuti gelosamente custoditi.
Ecco che le dichiarazioni diffuse dal premier in queste ore denotano uno di quei cambi che lasciano intravedere forse del nervosismo ma ancora di più la consapevolezza che occorrano dei nuovi colpi a sorpresa.
Sintomatica l’intervista radiofonica, dove Renzi ha detto, nel caso di sconfitta, di esser pronto a lasciare, cambiando verso di nuovo:
“O si cambia o se vogliono galleggiare ne trovano altri, si resta con i soliti. Ma se qualcuno vuole fare strani pasticci il giorno dopo li fa senza di me. Se i cittadini dicono di No e vogliono un sistema che è quello decrepito che non funziona, io non posso essere quello che si mette d’accordo con gli altri partiti per fare un governo di scopo o un governicchio. Il governo tecnico l’abbiamo avuto più volte e sono salite le tasse”. E qui torna fuori di nuovo la passata strategia, del galleggiare, dell’ultima spiaggia: “Io non sono disposto a stare ai giochini della vecchia politica. Io non ce la faccio a restare abbarbicato a una poltrona con il gusto di mantenere la poltrona. Io sto qui se posso cambiare le cose”. I dubbiosi si possono convincere anche con altri sistemi, uno consiste nel ricordare che comunque l’Italicum, verrà “toccato”, solo dei numeri bulgari potrebbero far rinnegare il patto con Cuperlo: “Ormai mi sembra evidente che si fa comunque la legge elettorale nuova, in ogni caso. Non ci vedo niente di male nell’Italicum perché il ballottaggio mi sembra la cosa più giusta. In Parlamento uno vuole una cosa, uno l’altra, uno le preferenze, uno i collegi che sono una cosa meravigliosa. Ma sia che vinca il Sì, sia che vinca il No la legge va cambiata. Ormai è chiaro. E questo elimina anche il problema del combinato disposto con il referendum”. E poi il colpo ad effetto, l’invito alla sfida “perfetta”, al duello finale con Grillo, ma anche con l’ex cavaliere: “A quindici giorni dal voto, ribadisco che mi piacerebbe fare un confronto civile con Silvio Berlusconi e un confronto con Beppe Grillo, che sono i capi dei due partiti principali, insieme a quello che io rappresento. Possiamo farlo in radio, in tv: il problema non è dove farlo ma se accettano, ma mi piacerebbe un confronto civile, pacato. Grillo dice che vuole che io mi confronti con uno più giovane: sono disposto a farlo con il figlio di Casaleggio”, conclude soddisfatto.